Camusso – Non Una Di Meno due piazze diverse

COMUNICATO STAMPA

28 SETTEMBRE 2017
NON UNA DI MENO IN TUTTE LE PIAZZE

Mentre la Rete NON UNA DI MENO sta organizzando per il 28 settembre decine di manifestazioni in Italia e nel mondo, la segretaria nazionale della CGIL Susanna Camusso lancia un appello per una manifestazione il 30 settembre.
Due manifestazioni ben distinte, anche se Susanna Camusso ricalca i temi sollevati nelle piazze da Non Una Di Meno. Lo fa autonomamente, senza tener conto dell’altra mobilitazione programmata da tempo. Sotto al suo appello per il 30 settembre raccoglie firme di intellettuali e donne note, e naturalmente sfonda il muro di gomma degli organi di stampa. Gli stessi che sono stati colti di sorpresa il 26 novembre scorso, perlopiù ignorando la grande manifestazione che ha invaso Roma per dire basta alla violenza maschile sulle donne.
Non Una Di Meno è un movimento politico basato sull’autogestione, internazionale, che da novembre 2016 ha portato in piazza decine di migliaia di persone in tutta Italia sul tema della violenza maschile sulle donne come elemento strutturale della società.
Con le manifestazioni del 28 settembre, giornata internazionale dell’aborto libero, sicuro e gratuito, intende denunciare l’alto tasso di obiezione di coscienza che lede nei fatti il diritto di aborto in Italia (vedi i dati qui: https://goo.gl/nRHQvZ). Solo una delle tante forme di violenza agita sulle donne, che alimenta quel substrato culturale che ha come conseguenza l’unica violenza che fa notizia: quella dei femminicidi e delle violenze sessuali.
La narrazione mediatica della violenza e la sua strumentalizzazione è il secondo tema della manifestazione del 28, quello che la CGIL ha apprezzato al punto da farne il focus della propria manifestazione. Libere e liberi tutti di manifestare sempre, ma il rischio di sovrascrittura da parte di un sindacato nazionale è altissimo. E la mossa politica non è passata inosservata a nessuno.
Mentre la segretaria nazionale della Cgil occupa il palco mediatico, Non Una Di Meno occupa il territorio. Cittadini e cittadine avranno ben due occasioni per farsi sentire. Ci vediamo in piazza.

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Assemblea pubblica del 19 settembre

Martedì 19 settembre dalle ore 20:00 vi aspettiamo alla Casa Delle Donne, via Marsala 10 (MM Moscova), per parlare del 28 settembre, giornata internazionale per l’aborto sicuro.

Cosa accadrà il #28settembre? Mobilitazioni in tutto il mondo per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo.
Siamo parte di questa lotta, e martedì 19 creeremo tutt* assieme il 28 settembre a Milano.

Vi aspettiamo!

28 settembre a Milano: https://www.facebook.com/events/1996073330680943/?ti=cl

#liberedi #obiezionerespinta

28 settembre: le donne in piazza per l’aborto

28 settembre, Giornata di azione globale per la depenalizzazione dell’aborto.
Noi saremo in piazza! #28Settembre #Liberedi…

Le donne in piazza per l’aborto, ancora? 

Dal 1990 il 28 settembre è stato dichiarato Giornata di azione internazionale per l’aborto sicuro. La campagna, lanciata dall’appello delle donne argentine, é stata sostenuta dalla richiesta all’ONU di 1800 collettivi di 115 diversi paesiVolantino (pdf)

Il 28 settembre si svolgono manifestazioni in tutto il mondo per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo. Quest’anno ci saranno azioni anche in tutta Italia perché Non Una Di Meno è parte di questa lotta. Ogni anno nel mondo sono infatti quasi 50mila le donne che perdono la vita a causa di un aborto non legale e quindi non sicuro, mentre 41 milioni di adolescenti portano a termine una gravidanza indesiderata o conseguente a uno stupro. Volantino (pdf)

Il 28 settembre 2017 saremo in piazza anche a Milano, così come in molte altre città del mondo, per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo e sulla propria vita. Volantino (pdf)

Assemblea per preparare la manifestazione

Mercoledì 13 settembre 2017, ore 19.30, Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano Via Piacenza 14, 20135 Milano

 Qui vi diamo i nostri buoni motivi:

  • Denunciamo l’obiezione di coscienza che trasforma la scelta di abortire in un percorso ad ostacoli e che mette a rischio la nostra salute. Per questo vogliamo la cancellazione dell’obiezione di coscienza dal Servizio Sanitario Nazionale.
  • Protestiamo contro Regione Lombardia che con una legge regionale permette l’obiezione di coscienza di struttura nei consultori: non è tollerabile, oltre che illegale, che ci siano consultori in cui tutto il personale è obiettore di coscienza.
  • Denunciamo che l’obiezione di coscienza è più spesso fondata su vantaggi lavorativi e di carriera che non su motivi etici.
  •  Vogliamo essere considerate pienamente in grado di decidere, senza bisogno dell’obbligo di 7 giorni per riflettere sulla nostra scelta.
  • Vogliamo poter scegliere l’aborto farmacologico (cosa impossibile in molti ospedali), vogliamo poterlo fare fino al 63° giorno (oggi fino al 49°) e anche nei consultori con il supporto delle ostetriche (come già avviene in Francia da decenni).
  •  Vogliamo che siano abolite le sanzioni amministrative per le donne che si auto-somministrano un aborto farmacologico, pratica cui si ricorre per la difficoltà di trovare assistenza negli ospedali. Queste sanzioni sono un deterrente al ricorso a cure mediche in caso di complicazioni e mettono a rischio le nostre vite.
  • Vogliamo che chi studia per diventare ginecologa/o riceva una formazione adeguata su come gestire le interruzioni volontarie di gravidanza perché ora questo non avviene.
  • Vogliamo i Centri di aiuto alla vita fuori dagli ospedali e fuori dai consultori, perché colpevolizzano e umiliano le donne che abortiscono. E vogliamo maggiori controlli nei reparti di ginecologia per evitare che le donne subiscano abusi e sofferenze da parte di chi si sente in diritto di giudicare le loro scelte.
  • Vogliamo case di maternità in cui il parto sia affidato alle ostetriche e formazione contro la violenza ostetrica.
  • Vogliamo contraccezione gratuita, educazione sessuale, consultori che siano luoghi aperti e spazi di confronto e una medicina che sappia mettersi in ascolto e che parta da noi, dai nostri saperi e dai nostri desideri. Perché la battaglia per il diritto all’aborto libero e sicuro si inserisce nella lotta per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, che non può essere slegata dal piacere e dall’autodeterminazione.
  • Pensiamo che la genitorialità sia una possibilità e non un obbligo. Un’opzione che ci costa cara quando la scegliamo perché come lavoratrici siamo precarie, sfruttate e mal pagate e perché ancora il lavoro di cura ricade prevalentemente sulle donne. E che ci costa cara anche quando non la scegliamo, perché in Italia la donna senza figli è ancora considerata una donna “non completa”.
  • Noi rivendichiamo la nostra libertà e perseguiamo l’utopia di famiglie possibili non fondate sul vincolo biologico, ma sul desiderio e sull’assunzione di responsabilità nella cura della vita.
  • Denunciamo l’ipocrisia del governo italiano che, da un lato organizza il fertility day e istituisce il dipartimento mamme, e dall’altro, tagliando lo Stato Sociale e precarizzando il lavoro, crea le condizioni per un aborto dettato da necessità di sopravvivenza e non da una libera scelta.
  • Esigiamo che politica e istituzioni riconoscano la mutata condizione economica e sociale di uomini e donne e che, a partire da questa considerazione, strutturino un welfare davvero capace di sostenere e agevolare la genitorialità quando voluta.
  • Le nuove generazioni di donne che mettono al mondo figli non lo fanno per sentirsi donne, non sono più disposte a sacrificare la loro intera esistenza per il bene della famiglia e soprattutto non sono disposte a rinunciare alla loro autonomia economica, costruita grazie al lavoro, per occuparsi della cura della casa e dei figli.

“La negazione della libertà d’aborto rientra nel veto globale che viene fatto all’autonomia della donna” (Manifesto di Rivolta Femminile)

Hashtag: #28Settembre #LibereDi #ObiezioneRespinta

Volantino (pdf)