Report assemblea 6 settembre 2017

La riunione è stata molto partecipata, anche da nuove e gradite presenze

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28 settembre: le donne in piazza per l’aborto

28 settembre, Giornata di azione globale per la depenalizzazione dell’aborto.
Noi saremo in piazza! #28Settembre #Liberedi…

Le donne in piazza per l’aborto, ancora? 

Dal 1990 il 28 settembre è stato dichiarato Giornata di azione internazionale per l’aborto sicuro. La campagna, lanciata dall’appello delle donne argentine, é stata sostenuta dalla richiesta all’ONU di 1800 collettivi di 115 diversi paesiVolantino (pdf)

Il 28 settembre si svolgono manifestazioni in tutto il mondo per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo. Quest’anno ci saranno azioni anche in tutta Italia perché Non Una Di Meno è parte di questa lotta. Ogni anno nel mondo sono infatti quasi 50mila le donne che perdono la vita a causa di un aborto non legale e quindi non sicuro, mentre 41 milioni di adolescenti portano a termine una gravidanza indesiderata o conseguente a uno stupro. Volantino (pdf)

Il 28 settembre 2017 saremo in piazza anche a Milano, così come in molte altre città del mondo, per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo e sulla propria vita. Volantino (pdf)

Assemblea per preparare la manifestazione

Mercoledì 13 settembre 2017, ore 19.30, Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano Via Piacenza 14, 20135 Milano

 Qui vi diamo i nostri buoni motivi:

  • Denunciamo l’obiezione di coscienza che trasforma la scelta di abortire in un percorso ad ostacoli e che mette a rischio la nostra salute. Per questo vogliamo la cancellazione dell’obiezione di coscienza dal Servizio Sanitario Nazionale.
  • Protestiamo contro Regione Lombardia che con una legge regionale permette l’obiezione di coscienza di struttura nei consultori: non è tollerabile, oltre che illegale, che ci siano consultori in cui tutto il personale è obiettore di coscienza.
  • Denunciamo che l’obiezione di coscienza è più spesso fondata su vantaggi lavorativi e di carriera che non su motivi etici.
  •  Vogliamo essere considerate pienamente in grado di decidere, senza bisogno dell’obbligo di 7 giorni per riflettere sulla nostra scelta.
  • Vogliamo poter scegliere l’aborto farmacologico (cosa impossibile in molti ospedali), vogliamo poterlo fare fino al 63° giorno (oggi fino al 49°) e anche nei consultori con il supporto delle ostetriche (come già avviene in Francia da decenni).
  •  Vogliamo che siano abolite le sanzioni amministrative per le donne che si auto-somministrano un aborto farmacologico, pratica cui si ricorre per la difficoltà di trovare assistenza negli ospedali. Queste sanzioni sono un deterrente al ricorso a cure mediche in caso di complicazioni e mettono a rischio le nostre vite.
  • Vogliamo che chi studia per diventare ginecologa/o riceva una formazione adeguata su come gestire le interruzioni volontarie di gravidanza perché ora questo non avviene.
  • Vogliamo i Centri di aiuto alla vita fuori dagli ospedali e fuori dai consultori, perché colpevolizzano e umiliano le donne che abortiscono. E vogliamo maggiori controlli nei reparti di ginecologia per evitare che le donne subiscano abusi e sofferenze da parte di chi si sente in diritto di giudicare le loro scelte.
  • Vogliamo case di maternità in cui il parto sia affidato alle ostetriche e formazione contro la violenza ostetrica.
  • Vogliamo contraccezione gratuita, educazione sessuale, consultori che siano luoghi aperti e spazi di confronto e una medicina che sappia mettersi in ascolto e che parta da noi, dai nostri saperi e dai nostri desideri. Perché la battaglia per il diritto all’aborto libero e sicuro si inserisce nella lotta per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, che non può essere slegata dal piacere e dall’autodeterminazione.
  • Pensiamo che la genitorialità sia una possibilità e non un obbligo. Un’opzione che ci costa cara quando la scegliamo perché come lavoratrici siamo precarie, sfruttate e mal pagate e perché ancora il lavoro di cura ricade prevalentemente sulle donne. E che ci costa cara anche quando non la scegliamo, perché in Italia la donna senza figli è ancora considerata una donna “non completa”.
  • Noi rivendichiamo la nostra libertà e perseguiamo l’utopia di famiglie possibili non fondate sul vincolo biologico, ma sul desiderio e sull’assunzione di responsabilità nella cura della vita.
  • Denunciamo l’ipocrisia del governo italiano che, da un lato organizza il fertility day e istituisce il dipartimento mamme, e dall’altro, tagliando lo Stato Sociale e precarizzando il lavoro, crea le condizioni per un aborto dettato da necessità di sopravvivenza e non da una libera scelta.
  • Esigiamo che politica e istituzioni riconoscano la mutata condizione economica e sociale di uomini e donne e che, a partire da questa considerazione, strutturino un welfare davvero capace di sostenere e agevolare la genitorialità quando voluta.
  • Le nuove generazioni di donne che mettono al mondo figli non lo fanno per sentirsi donne, non sono più disposte a sacrificare la loro intera esistenza per il bene della famiglia e soprattutto non sono disposte a rinunciare alla loro autonomia economica, costruita grazie al lavoro, per occuparsi della cura della casa e dei figli.

“La negazione della libertà d’aborto rientra nel veto globale che viene fatto all’autonomia della donna” (Manifesto di Rivolta Femminile)

Hashtag: #28Settembre #LibereDi #ObiezioneRespinta

Volantino (pdf)


Stupro di gruppo una bambinata?

“Una bambinata”. Il sindaco di Pimonte (Napoli), Michele Palummo, definisce così nella puntata de “L’aria che tira” del 3 luglio lo stupro di gruppo su una ragazzina di 15 anni da parte di 12 suoi coetanei tra cui il fidanzato. Poi si scusa. Le dichiarazioni dei compaesani e del parroco sono altrettanto aberranti. Tutto questo deve finire, chi colpisce una donna colpisce tutte noi!

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Wall of dolls. Ovvero, il femminicidio come show.

Show, vestiti, moda-uomo, bambole. Mentre la Rai, servizio pubblico, evidenzia l’importanza della relazione fra donne nei percorsi di uscita dalla violenza, ma ne cancella il senso politico riducendola a fatto privato.

Si ripete la passerella di Wall of dolls, anche quest’anno. Dopo Roma torna a Milano, dove è nata, in coincidenza con il primo giorno della settimana di Milano Moda Uomo. Un evento in apertura e in parallelo alla fashion week.
Un evento che ci rappresenta come bambole inchiodate a croci colorate o glitterate, quest’anno si sono inventati farfalle e fiori per ricordare i figli delle vittime.
Uno scempio dell’uso delle croci in memoria delle vittime di femminicidio a Ciudad Juárez in Messico. Continua a leggere “Wall of dolls. Ovvero, il femminicidio come show.”

Non Una di Meno Milano – Pride 2017

Ci vediamo in Piazza Duca d’Aosta alle 14.30! Portate con voi una bottiglietta di plastica: la coloreremo di fuxia e diventerà il simbolo della rivolta di Stonewall.

Ci vediamo in Piazza Duca d’Aosta alle 14.30! Portate con voi una bottiglietta di plastica: la coloreremo di fuxia e diventerà il simbolo della rivolta di Stonewall.

Non Una Di Meno Milano, rete transfemminista e queer, aderisce al Pride della città per esprimere vicinanza e solidarietà alle persone LGBTQIA+ e per celebrarne la visibilità.

NUDM condanna ogni forma di discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale e si unisce alla comunità LGBTQIA+ milanese nel richiedere che le discriminazioni e le violenze legate all’omo-bi-transfobia vengano riconosciute dalla legge come aggravanti nei crimini di odio, al pari di quelle di matrice razzista e xenofoba. Continua a leggere “Non Una di Meno Milano – Pride 2017”

20 maggio: nessuna donna è illegale

20 maggio: nessuna donna è illegale

NonUnaDiMeno Milano parteciperà alle manifestazioni del 20 maggio per dire che “Nessuna persona è illegale” con la forza, la creatività e la specificità di una rete di donne impegnate a costruire un mondo senza muri, frontiere o recinti.
Rifiutiamo le politiche securitarie italiane ed europee, in particolare il decreto Minniti-Orlando che disegna una società sempre più autoritaria e sessista, esattamente l’opposto delle libertà che vogliamo e dei diritti che rivendichiamo.
Lottiamo contro i confini dei nazionalismi e dei razzismi, e soprattutto contro i confini universali del patriarcato che attraversano i corpi di tutte le donne, in qualsiasi luogo siano nate. Questa è la grande lotta che ci accomuna, migranti e non.
Oggi però vogliamo denunciare le gravissime violenze fisiche e psicologiche che le donne migranti subiscono nel corso delle procedure e nei luoghi di raccolta, dopo averne già subite innumerevoli lungo i percorsi migratori. Occorre che a tutte le donne in cerca d’asilo o già sul nostro territorio, anche nei posti di lavoro, si garantisca subito una protezione internazionale e si attivino speciali modalità di accoglienza e inclusione.
Chiediamo questo con forza e ci mobiliteremo per ottenerlo.
Nessuna donna è illegale.

Vorremmo attraversare tutto il corteo con questo sguardo, senza creare spezzoni femministi, ma contaminando ogni luogo. Per questo, invitiamo chiunque si riconosca nelle nostre parole a venire in piazza con i colori nero e fucsia e con tutti i cartelli, gli slogan e le immagini che possano esprimerle.