#LottoMarzo ci riprendiamo le strade

 

Nel corso del corteo abbiamo deciso di modificare i nomi delle vie che percorreremo e dedicarle a donne che hanno segnato la nostra storia e che spesso sono dimenticate.

Lo facciamo per riconoscere una genealogia delle nostre lotte e rendere omaggio a chi vi ha partecipato in vari momenti e vari luoghi del mondo, cercando di raccontare la varietà e la ricchezza delle nostre radici. Inoltre vogliamo lasciare una traccia del nostro passaggio nello spazio pubblico in cui ancora domina immaginario maschile.

Vogliamo delle città in cui poterci riconoscere!

Piazza forza e libertà delle donne [ex Piazza Duca D’Aosta]

Perché ci vogliamo vive!

Luki Massa (1962 – 2016) [Ex via Vittori Pisani]

Luki è stata, usando l’espressione di Zanele Muholi, che lei tanto amava, un’artivista lesbica: attivista, artista, instancabile divulgatrice culturale. La sua storia politica coincide con la storia della nascita del movimento lesbico e lesbo-femminista in Italia. Attraverso il festival, l’attività culturale di fuoricampo e la comunicazione sul sito dell’associazione, Luki contribuisce a diffondere in Italia il lavoro di tante intellettuali lesbiche, da Adrienne Rich e Mary Daly.

Dal 2008 al 2013, contemporaneamente a Some Prefer Cake, Luki dirige per il Mit il festival di cinema trans Divergenti, contribuendo a promuovere un’immagine complessa e non stereotipata dell’esperienza trans.

Ilaria Alpi (1961 – 1994) [ex piazza della Repubblica]

La giornalista Ilaria Alpi è stata assassinata insieme al suo operatore il 20 marzo 1994 a Moga­di­scio, in un agguato orga­niz­zato dalla Cia con l’aiuto del gruppo eversivo nero Gla­dio e dei ser­vizi segreti ita­liani, per­ché ave­vano sco­perto un traf­fico di armi gestito dalla Cia attra­verso la flotta della società Schi­fco, donata dalla Coo­pe­ra­zione ita­liana alla Soma­lia uffi­cial­mente per la pesca. Le navi erano usate per tra­spor­tare armi Usa e rifiuti tos­sici anche radioat­tivi in Soma­lia e per rifor­nire di armi la Croa­zia in guerra con­tro la Jugoslavia.

Audre Lorde (1934 – 1992) [ex via Turati]

Nera, lesbica, femminista, poeta, guerriera.

Autrice di testi fondamentali per connettere il femminismo alla classe e alla razza Audre Lorde ha sfidato razzismo, omofobia, sessismo e classismo con grande impegno ed efficacia, partecipando in modo trasversale ai movimenti sociali che hanno segnato la seconda metà del secolo scorso, non solo negli Stati Uniti.

Malata di cancro ha combattuto contro la medicalizzazione eccessiva e la vittimizzazione delle malate.

Berta Cáceres (1972 – 2016) [ex largo Stati Uniti d’America]

Berta Cáceres, cofondatrice del Consiglio delle organizzazioni popolari e dei popoli nativi dell’Honduras (Copinh), fu uccisa nella sua abitazione per la sua opposizione alla costruzione di una diga che minaccia i diritti e l’ambiente dei popoli nativi Lenca. Nonostante sia provato che Cáceres è stata uccisa da uomini dell’intelligence militare honduregna legati a squadroni della morte, che uno di questi killer era stato addestrato dagli Stati Uniti e che proprio quel giorno la scorta assegnata a Berta dopo alcune minacce non era presente, nessuno è stato condannato e il governo dell’Honduras ha insabbiato le indagini.

Anna Maria Pamolea e Margherita Martignona (? – 1641) [ex via Moscova]

Il 12 novembre 1641 ebbe luogo l’ultima esecuzione di streghe alla Vetra: Anna Maria Pamolea, la padrona, e Margarita Martignona, la sua serva, finirono la loro tragica vita strangolate e arse sul rogo. Solo due nomi, senza storia, senza che si conoscano nel dettaglio i capi d’accusa.

A memoria di tutte le donne bruciate perché considerate streghe.

Paola Clemente (1966 – 2015) [ex via Manin]

Paola è morta di infarto mentre lavorava come bracciante in nero nei campi.

La sua morte ha fatto emergere lo sfruttamento delle donne e il caporalato che ancora imperversa nel lavoro agricolo e non solo. Sono soprattutto le donne che si trovano costrette a giornate di lavoro di 10 ore per meno di 3 euro all’ora, ricattabili perché spesso escluse dal mondo del lavoro.

Marcella di Folco (1943 – 2010) [ex piazza Cavour]

Artista e attivista per i diritti trans.

Nel 1988 diventa Presidente del Movimento Identità Transessuale e nel 1997 vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG). Fu eletta Consigliere comunale di Bologna nel 1995: È stata la prima donna apertamente sottopostasi a un’operazione per il cambio di sesso a coprire una carica pubblica al mondo.

Sua fu l’idea di creare un consultorio per le persone transessuali, il primo al mondo gestito dalle stesse persone alle quali è indirizzato. Questo consultorio è ancora in funzione ed è il frutto delle capacità politiche di Marcella, che riuscì a relazionarsi proficuamente con le istituzioni cittadine.

Franca Rame (1929 – 2013) [ex via Fatebenefratelli]

Franca Rame è un’attrice teatrale e un’attivista di Soccorso Rosso impegnata nelle carceri e che si era esposta in prima persona sull’assassinio di Pinelli. Per questi suoi impegni e per essere “la moglie di Dario Fo” il 9 marzo 1973 venne rapita da cinque uomini, fatta salire a forza su un camioncino, stuprata per ore. Un piano nato negli ambienti di estrema destra e per cui non c’è mai stata nessuna condanna, ma una sentenza di prescrizione a 25 anni dal fatto. Franca Rame non ha mai smesso di difendere le donne violentate, dentro e fuori dal teatro.

Alda Merini (1931 – 2009) [ex via Manzoni]

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Poetessa Milanese

Rosa Parks (1913 – 2005) [ex via Senato]

Sarta e attivista della NAACP.

Rosa McCauley Parks aveva accumulato esperienze come attivista per i diritti civili fin dagli anni ’30. Il 1 dicembre del 1955 venne arrestata per essersi rifiutata di lasciare il suo posto sull’autobus ad un bianco, dopo che si era seduta nella parte “mista”.  Da allora è un simbolo del movimento per i diritti civili negli Statu Uniti.

Hande Kader (1993 – 2016) [ex via Palestro]

Donna trans e attivista Lgbt uccisa a Istanbul ad agosto 2016.

Hande Kader era diventata un’icona dopo il Pride di Istanbul del 2015 per delle fotografie che la ritraevano mentre resisteva ad un getto idrante sparato dalla polizia. Il Pride era stato vietato dal governo, che ha vietato anche quello del 2016.

Hande Kader lavorava come prostituta ed è stata vista per l’ultima volta nell’auto di un cliente, prima che il suo corpo venisse ritrovato carbonizzato.

Rosanna Benzi (1948 – 1991) [ex corso Venezia]

Nel marzo del 1962, non ancora quattordicenne, Rosanna Benzi fu colpita dalla poliomelite. La malattia le causò una tetraplegia e una grave insufficienza respiratoria e la costrinse a trascorrere il resto della vita in un polmone d’acciaio in ospedale. Rosanna cominciò a maturare la propensione all’impegno sociale e diventò una delle voci più autorevoli delle campagne a sostegno dei diritti dei disabili ed in particolare portò avanti campagne su handicap e sessualità e sul trattamento inadeguato che i malati psichiatrici potevano subire nelle strutture manicomiali.

Ersilia Bronzini Majno (1859 – 1933) [ex viale Majno]

Ersilia Bronzini fu una delle più attive protagoniste del movimento emancipazionista e suffragista femminile italiano.

Nel corso della sua vita partecipò a numerosi progetti politici: prese parte alle attività della Guardia Ostetrica, un servizio che iniziò a operare a Milano nel 1887 con lo scopo di assistere gratuitamente la maternità delle donne meno abbienti e si impegnò nell’Associazione generale di mutuo soccorso e di istruzione delle operaie. Nel 1899 fu tra le fondatrici, insieme ad altre dieci giovani donne, dell’Unione Femminile (trasformatasi dal 1906, in seguito alla apertura di sezioni in tutta Italia, in Unione Femminile Nazionale) e nel 1902 diede vita all’Asilo Mariuccia, primo ente di assistenza gratuita per il recupero di ragazze e donne vittime di abusi.

Samia Yusuf Omar (1991 – 2012) [ex piazza Oberdan]

Samia Yusuf Omar è un’atleta somala che dopo aver sfidato preconcetti, divieti e fondamentalismo religioso riuscì a partecipare alle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Samia è tristemente famosa per essere morta pochi anni dopo nel tentativo di raggiungere l’Italia dalla Libia: la carretta su cui viaggiava naufragò e lei annegò come purtroppo capita a tantissime altre persone.

Anna Politkovskaja (1958 – 2006) [ex corso Buenos Aires]

Parliamo di Anna Politkovskaja, giornalista russa, assassinata il 7 ottobre del 2006 nell’ascensore del palazzo nel quale abitava. Anna aveva firmato diverse migliaia di articoli sul conflitto in Cecenia, denunciato abusi e comportamenti illeciti sui civili inermi da parte dei federali. Anna era già stata avvelanata in occasione del suo proposito di recarsi a Beslan dove era in corso il sequestro della scuola da parte di gruppi separatisti e sequestrata in una fossa per mano di alcuni soldati, ma nonostante tutto non aveva smesso di manifestare il suo dissenso al governo Putin e alla guerra. Dieci anni dopo il suo assassinio non c’è ancora un mandante riconosciuto ufficialmente.

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