Comunicato stampa: Molto più di 194

Comunicato stampa

Per l’anniversario della legge 194 diciamo: “Moltopiùdi194”

Il 22 maggio e il 26 maggio 2018, a quarant’anni dall’approvazione della legge 194 che legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza, la rete femminista Non Una Di Meno torna nelle piazze di tutta Italia per rimettere al centro del dibattito pubblico la giustizia riproduttiva e la libertà di scegliere.

Gli appuntamenti a Milano

Martedì 22 maggio – Azione di lancio  

h 11.30 partenza da piazza Duomo, con arrivo h 12 all’Ospedale Mangiagalli e comunicazione dei contenuti dell’iniziativa

NUDM Milano mette in scena una processione ispirata a Il racconto dell’ancella di M. Atwood e alla celebre serie televisiva The Handmaid’s Tale, per dire che non siamo “fattrici” e che la maternità è una scelta. A segnalare la responsabilità maschile nelle gravidanze indesiderate ci saranno profilattici giganti.

Sabato 26 maggio – #Moltopiùdi194. Appuntamento a partire dalle ore 15.30 al Parco della Guastalla fino alla tarda serata.

Banchetti informativi, laboratori, cartelloni, dibattiti, musica. Si parlerà di aborto, sessualità, prevenzione, consultori, piacere, corpi e desideri, libertà e responsabilità, di cosa vuol dire scegliere la vita.

Sarà anche un giorno di denuncia politica. Secondo le attiviste di Non una di meno, “è violenza quella che si esercita su di noi con la complicità dello Stato e della comunità in cui viviamo: quando l’obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie ci mette in condizioni umilianti e ci impedisce di abortire in sicurezza; quando veniamo private della possibilità di ricorrere alle procedure più adatte ai nostri bisogni, come può accadere nel caso dell’aborto farmacologico; quando il contesto ci spinge a vergognarci di avere abortito e non parlarne con nessuno; quando i nostri compagni ci espongono ad una gravidanza non desiderata perché rifiutano di mettersi un profilattico”.

Comunicato stampa Non una di meno nazionale

https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/05/09/40-anni-di-legge-194-vogliamo-contraccezione-gratuita-e-liberta-di-scelta-sui-nostri-corpi/

Video lancio

https://youtu.be/9yj0f_2wRso


Contatti:

nonunadimenomilano@gmail.com

https://www.facebook.com/nonunadimenomilano/

https://nonunadimenomilanoblog.wordpress.com

 

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Noi scioperiamo! Dove, come e perché

Non Una Di Meno raccoglie l’appello internazionale alla costruzione dello sciopero globale delle donne per il prossimo 8 marzo.

Cos’è uno sciopero femminista?

Lo sciopero femminista è l’astensione da ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. È sciopero dal posto di lavoro e dalle attività domestiche, è sciopero del consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere, è sciopero sociale e della cura.

Attraverserà le scuole e le università, gli ospedali e le fabbriche, le case e i call center, le redazioni e i set, le strade e i luoghi di consumo, …

Perché scioperiamo?

Per unire le tante voci del #MeToo nella forza collettiva del #Wetoogether !

Scioperiamo contro la precarietà e le discriminazioni. Contro i ruoli imposti nella società fin da quando siamo piccole, contro i ricatti sul lavoro che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite. Vogliamo essere libere di andare dove vogliamo senza avere paura, di muoverci e di restare contro la violenza razzista e istituzionale. Difendiamo gli spazi femministi e liberati della città.

È il Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere il nostro terreno di lotta comune!

Chi può scioperare?

Possono scioperare le lavoratrici con copertura sindacale.

Lo sciopero dell’8 marzo è formalmente indetto dalle sigle sindacali che hanno aderito, salvo per alcuni settori per cui il diritto di sciopero è interdetto nel periodo elettorale. Non Una Di Meno ha preparato un vademecum con tutte le informazioni necessarie per chi intende scioperare e ha predisposto l’indirizzo di posta elettronica nudmsciopero@gmail.com per rispondere direttamente alle lavoratrici.

Possono scioperare le disoccupate, le lavoratrici senza contratto, le casalinghe, le precarie e le partite Iva, le stagiste e le tirocinanti, le studentesse, le precarie, le pensionate … perché discriminazioni e sfruttamento attraversano ogni ambito della nostra vita, in casa, a scuola, a lavoro, nella formazione,  nei massmedia, nei consumi.

Possono scioperare tutte le soggettività che subiscono ogni giorno discriminazioni e forme di sfruttamento legate al proprio stile di vita, al proprio orientamento sessuale, a pregiudizi e stereotipi di genere. Quello femminista è uno sciopero dai generi e dei generi!

Anche gli uomini possono scioperare e supportare l’8 marzo: astenendosi dal lavoro; accudendo figli e familiari; sostenendo concretamente la partecipazione di amiche, compagne, sorelle, madri, figlie alle mobilitazioni dell’8 marzo; dando pieno valore al protagonismo delle donne e rispettandone le indicazioni.

Tu come scioperi?

Non c’è un solo modo di scioperare l’8 marzo, perché il nostro lavoro è spesso invisibile.

Si può scioperare non andando al lavoro, se si ha un lavoro dipendente e la copertura sindacale.

Organizzando assemblee dove non si può scioperare.

Praticando lo sciopero bianco: chiedendo un permesso per donare il sangue o dandosi malate.

Rallentando il lavoro applicando in modo zelante regole e mansioni.

Organizzando e partecipando presidi, azioni, assemblee, picchetti, cortei insieme alle altre donne nelle assemblee territoriali di Non Una Di Meno della vostra città o della vostra regione.

Mettendo la risposta automatica alla vostra mail rendendovi indisponibili per un giorno.

Astenendosi dal sorriso e dalla cura dei clienti, degli assistiti, dei familiari.

Organizzando iniziative di sostegno materiale alle donne che scioperano, con casse di solidarietà e mutuo soccorso, per chi lavora in nero o in modo saltuario.

Non facendo la spesa e non svolgendo alcun lavoro domestico.

Esponendo fuori dal proprio posto di lavoro o dalla propria casa una bandiera #iosciopero.

Inventando con le proprie colleghe, compagne di viaggio, amiche, sorelle forme di adesione creativa.

Portando un fiocco fuxia o una spilla di Non Una Di Meno.

Comunicando la propria forma di sciopero con un selfie e taggando @nonunadimeno

Dove saremo l’8 marzo?

Ecco la mappa dell’8 marzo in Italia, https://www.google.com/maps/d/u/0/edit?mid=1FNTWObTFro0bHm3gOp9wMfNrT2XSBYem&ll=42.12609014169081%2C14.065671396874905&z=6

www.nonunadimeno.wordpress.com

www.nonunadimenomilanoblog.wordpress.com

Contro l’odio xenofobo di Macerata

La strage avvenuta a Macerata è un gravissimo atto fascista e xenofobo. La nostra solidarietà va a tutte le persone ferite.

Ancora una volta, il tema della violenza maschile sulle donne viene strumentalizzato per alimentare e giustificare discorsi e azioni che seminano l’odio razzista e mettono in pericolo la vita di molte donne e uomini quotidianamente nelle strade, nelle case, sui confini e nei centri di accoglienza. Continua a leggere “Contro l’odio xenofobo di Macerata”

Lettera a Marica

Cara Marica, 
il tuo licenziamento ci ferisce, scatena la nostra rabbia ma purtroppo non ci stupisce.
 
Un anno fa abbiamo iniziato a incontrarci sia a Milano che in molte altre città in Italia  e sin dai primi momenti di analisi collettiva e condivisione di esperienze abbiamo colto uno degli aspetti più pervasivi nella vita delle donne: quello della violenza economica.
Condividendo vissuti e riflessioni a partire dalle nostre stesse condizioni di vita e lavoro, abbiamo  individuato il nesso stretto tra l’attuale sistema economico  e la violenza di genere; abbiamo  messo in luce come, in questo  ambito, la violenza di genere venga perpetuata creando sempre nuove forme di segmentazione e frammentazione del lavoro, di esclusione,  disoccupazione forzata, sfruttamento e impoverimento. 
Quello che ti  è stato ingiustamente contestato e che hai pagato con l’altissimo prezzo del  licenziamento riguarda uno degli aspetti fondamentali della cosiddetta femminilizzazione del  lavoro: la messa a disposizione incondizionata del proprio tempo di  vita. 

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28 settembre dati aborto

In piazza per l’aborto, ancora? Qualche dato per orientarsi

Nel mondo*

  • quasi 50mila donne nel mondo perdono la vita a causa di un aborto non legale e quindi non sicuro
  • 41 milioni di adolescenti nel mondo portano a termine una gravidanza indesiderata o conseguente a uno stupro
  • 21,6 milioni di donne ogni anno sperimentano un aborto non sicuro (clandestino); di questi aborti clandestini, 18,5 milioni avvengono nei paesi sviluppati
  • 47mila donne muoiono ogni anno per complicazioni legate all’aborto clandestino. I decessi correlati all’aborto clandestino costituiscono circa il 13% della mortalità

*(Fonte WHO World Health Organization)

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Camusso – Non Una Di Meno due piazze diverse

COMUNICATO STAMPA

28 SETTEMBRE 2017
NON UNA DI MENO IN TUTTE LE PIAZZE

Mentre la Rete NON UNA DI MENO sta organizzando per il 28 settembre decine di manifestazioni in Italia e nel mondo, la segretaria nazionale della CGIL Susanna Camusso lancia un appello per una manifestazione il 30 settembre.
Due manifestazioni ben distinte, anche se Susanna Camusso ricalca i temi sollevati nelle piazze da Non Una Di Meno. Lo fa autonomamente, senza tener conto dell’altra mobilitazione programmata da tempo. Sotto al suo appello per il 30 settembre raccoglie firme di intellettuali e donne note, e naturalmente sfonda il muro di gomma degli organi di stampa. Gli stessi che sono stati colti di sorpresa il 26 novembre scorso, perlopiù ignorando la grande manifestazione che ha invaso Roma per dire basta alla violenza maschile sulle donne.
Non Una Di Meno è un movimento politico basato sull’autogestione, internazionale, che da novembre 2016 ha portato in piazza decine di migliaia di persone in tutta Italia sul tema della violenza maschile sulle donne come elemento strutturale della società.
Con le manifestazioni del 28 settembre, giornata internazionale dell’aborto libero, sicuro e gratuito, intende denunciare l’alto tasso di obiezione di coscienza che lede nei fatti il diritto di aborto in Italia (vedi i dati qui: https://goo.gl/nRHQvZ). Solo una delle tante forme di violenza agita sulle donne, che alimenta quel substrato culturale che ha come conseguenza l’unica violenza che fa notizia: quella dei femminicidi e delle violenze sessuali.
La narrazione mediatica della violenza e la sua strumentalizzazione è il secondo tema della manifestazione del 28, quello che la CGIL ha apprezzato al punto da farne il focus della propria manifestazione. Libere e liberi tutti di manifestare sempre, ma il rischio di sovrascrittura da parte di un sindacato nazionale è altissimo. E la mossa politica non è passata inosservata a nessuno.
Mentre la segretaria nazionale della Cgil occupa il palco mediatico, Non Una Di Meno occupa il territorio. Cittadini e cittadine avranno ben due occasioni per farsi sentire. Ci vediamo in piazza.

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Comunicato stampa – 28 settembre – In piazza per l’aborto, ancora?

Comunicato stampa

28 settembre 2017, ore 18.30, Pirellone, piazza Duca d’Aosta, Milano

In piazza per l’aborto, ancora?

 Nella Giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito, a Milano e in altre città d’Italia, torniamo in piazza per difendere un diritto acquisito ma messo gravemente a rischio dall’alto tasso di obiezione di coscienza. 70,7 la percentuale di obiettori stimata sul territorio nazionale, 6 gli ospedali lombardi in cui la totalità dei ginecologi è obiettore, 10 quelli con una percentuale di obiezione tra l’80 e il 90%, solo 5 le strutture con una percentuale inferiore al 50%.

No alla strumentalizzazione dello stupro

La manifestazione, convocata dalla rete Non Una Di Meno Milano, toccherà diversi luoghi presi a simbolo della protesta. La rivendicazione del diritto alla salute sessuale e riproduttiva è inserita nel contesto più ampio della libertà da ogni forma di violenza di genere e di violenza maschile sulle donne. Sotto accusa è anche la narrazione mediatica per cui il carabiniere che stupra è una “mela marcia”, mentre lo straniero che stupra è “il classico esempio della sua categoria”. Mentre si alimenta lo scontro tra civiltà, si ignora che la violenza sulle donne è un problema strutturale e trasversale. La violenza maschile sulle donne si esercita in ogni dimensione del vivere comune, a partire proprio dalle famiglie. Il 62,7% degli stupri, infatti, è commesso da un partner attuale o da un ex, solo il 4,6% commesso da estranei (Fonte Istat). Continua a leggere “Comunicato stampa – 28 settembre – In piazza per l’aborto, ancora?”