#SOFAGATE: qual è il punto?

Negli ultimi giorni stiamo assistendo al dibattito sul “sofa gate”: Erdogan che non ha dato la sedia alla Presidente della Commisione Europea Ursula von der Leyen, in visita ad Ankara insieme al Presidente del consiglio europeo Charles Michel. Il dibattito ruota intorno a domande quali: è stato eseguito un legittimo protocollo o no? Era concordato? Cosa avrebbe potuto fare von der Leyen? Cosa avrebbe dovuto fare Michel? Mario Draghi, fresco dalla sua visita in Libia, si dice ‘dispiaciuto per l’umiliazione’ e definisce Erdogan un ‘dittatore con cui è necessario cooperare’. Michel dice di non dormire più la notte rispensando all’accaduto, altri chiedono le sue dimissioni per mancata alleanza. Poi viene fuori che sapeva tutto e forse era parte di una sua strategia, colpo di scena…Ma qual è il punto di questo Sofa Gate?

Come Non Una di Meno Milano vogliamo sottolineare che questo dibattito sposta l’attenzione e strumentalizza le nostre lotte: ancora una volta si fa politica sulla pelle delle donne, che vengono chiamate in causa quando fa comodo o per coprire colpe ben piú gravi.

Il sofa gate oscura il fatto che questo incontro, a pochi giorni dal ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, non è in sé stesso accettabile, né lo sono i suoi contenuti – il rifinanziamento degli accordi UE Turchia (accordo da 6 miliardi del 2016) per l’esternalizzazione dei confini UE. Accordi che hanno prodotto, tra le altre cose, il disastro che abbiamo visto nelle isole dell’Egeo.

L’Europa tutta (Francia, Germania, Italia,…) condivide con Ankara diversi dossier di politica internazionale (Nord-Africa, Maghreb, Balcani, Mediterraneo orientale, Africa orientale) e quella “cooperazione” auspicata da Draghi si riferisce proprio alla gestione degli accordi commerciali e politici, del riconoscimento di un governo in Libia, del blocco dei “migranti”.

In breve, se un personaggio come Erdogan si permette di massacrare i Curdi, di favorire l’Isis, di uscire dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, di allestire sterminati campi profughi imprigionando migliaia e migliaia di persone, lo può fare perché l’UE gli fornisce risorse per esternalizzare i propri confini e non sporcare le proprie manine blu stellate.

Draghi e l’Europa hanno tutto l’interesse a dipingere Erdogan come dittatore (qual è), senza mettere in discussione le proprie responsabilità. E senza aggiungere niente alla comprensione dei fenomeni: qual è la strategia politica di Erdogan? Quale consenso sta costruendo con le sue politiche sui corpi delle donne e come sta trasformando profondamente la Turchia?

Dovremmo quindi disinteressarci del tutto alla questione sedia/non sedia per von der Leyen?

Una cosa che vale la pena ribadire è che evidentemente essere portatrice di vagina (von der Leyen) non ti rende immune dal rappresentare il peggio che il potere costituente rappresenta.

La seconda è che rappresentare il peggio del potere costituente (sempre von der Leyen) non ti rende immune dal subire sessismo. Se il problema è sistemico, le critiche devono essere rivolte a questo intero sistema.

Chiudiamo con un’immagine che ci balza alla mente nel vedere il gesto stizzito di von der Leyen nel sedersi sul divano: un paragone con la maestosa immagine di Haenel che ai César 2020, alla premiazione di Polanski, si alza e se ne va. Per dirla con le parole di Virginie Despentes:

“Non abbiamo alcun rispetto per la vostra farsa di perbenismo. Il vostro mondo è disgustoso. Il vostro amore per il più forte è morboso. La vostra potenza è una potenza sinistra. Siete una banda di imbecilli nefasti. Il mondo che avete creato per governare come degli esseri patetici è irrespirabile. Noi ci alziamo e ce ne andiamo. È finita. Ci alziamo. Ce ne andiamo. Facciamo casino. Vi diamo fastidio”.

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