Colonialismo = stupro: due denunce

Martedì 16 giugno abbiamo convocato un presidio davanti a Palazzo Marino per ricordare, nel merito del caso Montanelli, che pratiche tipiche del colonialismo – come schiavitù e stupro – non possono essere liquidate e giustificate come errori che possiamo commettere tutt*. In quella occasione, sul selciato nei pressi della piazza, è stata tracciata con vernice lavabile la scritta COLONIALISMO = STUPRO.

Per questo atto di gravissima lesa maestà, nel giro di 24 ore, ci sono state notificate 2 denunce per imbrattamento.

Quanto tempo abbiamo dovuto e dobbiamo aspettare per ricevere un tampone Covid19?
Quanto tempo abbiamo dovuto e dobbiamo aspettare per un test sierologico?
Quanto tempo hanno aspettato i medici di base per ricevere dispositivi di protezione adeguati? E il personale ospedaliero?

Quanto tempo ci è voluto per dichiarare la zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo?

Quanto a lungo le scuole resteranno chiuse senza indicazioni chiare per studenti, docenti, personale ATA e genitori?


Quanto a lungo il doppio lavoro, produttivo e di cura ricadrà interamente sulla sfera privata e soprattutto sulle spalle delle donne a causa di un welfare insufficiente e familistico?


Quanto a lungo #iorestoacasa ha rappresentato l’unica risposta istituzionale all’emergenza,nascondendo lo mancanza di risorse per la salute pubblica, nonostante la casa per molt* si sia trasformata in una prigione?

Quanto a lungo abbiamo atteso la cassa integrazione? Quanto a lungo dovrà attendere chi non l’ha ancora ricevuta?

Quanto ci vuole per commissariare la regione Lombardia, cacciare Gallera e Fontana, nonostante scandali su appalti e manifesta incompetenza?
Quanto ci vuole ancora a includere le persone senza residenza nei servizi di assistenza fondamentali, medico di base, possibilità di iscrizione dei figli a scuola, buoni spesa durante l’emergenza, lavoro regolare?

Quanto ci metterà la Regione a proclamare l’emergenza ambientale nonostante le evidenti connessioni tra inquinamento e pandemia?
Quanto ci vorrà prima che alla dichiarazione di emergenza ambientale del Comune facciano seguito politiche concrete e elaborate con la cittadinanza?

Quanti anni dobbiamo ancora aspettare prima di veder cadere il tabù sul colonialismo italiano e sui colonialismi del passato e del presente?

Per quanti anni le vite migranti, nere e meticce saranno considerate “sacrificabili” nel mondo e nella città di Milano?

Per quanto tempo il successo per pochi del modello Milano si costruirà sullo sfruttamento Generalizzato di queste vite?

Quanti anni dovranno trascorre prima di vedere uno straccio di volontà concreta e reale al contrasto della violenza maschile sulle donne e di genere? La piena applicazione del diritto all’aborto? Il finanziamento dei consultori e dei centri antiviolenza? Percorsi nelle scuole per educare a riconoscere la violenza sui corpi e sulle menti?

Quanto ci vorrà perchè Milano diventi una città transfemminista e antirazzista, a misura dei corpi, dei bisogni e dei desideri delle persone che la abitano?

Quanto ci è voluto per notificare una denuncia per aver tracciato con vernice lavabile sull’asfalto davanti al Comune la scritta “Colonialismo = Stupro”? Neanche 24 ore …

C’è un chiaro problema di priorità.
Non staremo alle vostre priorità, perché le vostre priorità sono il problema.

Kit prevenzione contro la violenza!

Kit prevenzione contro la violenza!

Il kit di prevenzione contro la violenza di Non Una Di Meno Milano nasce da un lungo lavoro di gruppo . Il gruppo è trasversale ed eterogeneo sia dal punto di vista dell’età che della proveninza e ha sempre lavorato partendo dal proprio vissuto personale. Questi fattori ci hanno permesso di trovare una sintesi di sguardi ed elaborazoni comuni rispetto alla percezione della violenza sulle donne e le modalità per riconoscerla e prevenirla.
Il kit si propone di essere uno strumento semplice, chiaro e maneggevole che aiuti le donne a riconoscere i primi segnali di una relazione tossica e dannosa, ma che si propone anche come stimolo di riflessione su come la società obblighi le donne a dover aderire a certi canoni di comportamento che poi sono l’anticamera dell’accettazione della violenza.
Il kit è diviso in tre parti: la prima riflette sulle pressioni sociali che una donna subisce sin da piccola , la seconda si ispira alle riflessioni del movimento femminista degli anni ’60 riebalorate attraverso gli slogan attuali di Non Una Di Meno e la terza cerca di fornire gli strumenti base per riconoscere i primi segnali di una relazione tossica che potrebbe sfociare in violenza.
Abbiamo deciso di dedicare l’ultima pagina del kit a fornire informazioni in caso ci si trovasse in una situazione di emergenza e che quindi si necessitasse di contattare un Centro Antiviolenza.
buona lettura!