FuoriClasse

“La nostra scuola è FuoriClasse!

Appunti per una scuola ecotransfemminista”


La scuola è uno spazio incredibilmente affascinante.

Migliaia di persone in ogni epoca e luogo hanno progettato e disegnato le scuole che meglio si confacevano al mondo che sognavano, all’utopia che volevano realizzare. Ma la scuola è anche uno strumento di potere. È strumento di sapere, educazione e emancipazione, ma anche di disciplinamento, omologazione e punizione (note, sospensioni…). Metodo e contenuti sono contemporaneamente chiamati in causa in questo doppio movimento difficilmente risolvibile.

La scuola pubblica italana è provata da decenni di tagli alla spesa e alle assunzioni,  dalla mancanza di concorsi indetti regolarmente e non ogni vent’anni, di corsi di aggiornamento retribuiti quanto le ore di insegnamento e che non moltiplichino il tempo di lavoro,  dall’anacronismo di molti dei suoi programmi didattici e curricolari.

Quando qualcosa non va, si tende a dare la colpa agli e alle studenti alle e ai singol* insegnanti. Gli/le studenti sarebbero svogliat*, senza stimoli, apatic*. Le e gli insegnanti possono diventare “mele marce”, inadeguat*, esaurit*. Difficilmente la struttura, l’organizzazione compresa quella oraria, la sua impostazione politica e ideologica vengono messe in discussione: quando ciò è avvenuto abbiamo assistito ad un peggioramento dell’ordinamento scolastico come l’ultima legge 107/2015 conosciuta come Buona Scuola (Renzi), preceduta dalla Legge 133/2008 (Gelmini) e dalla legge Moratti 53/2003. Tutte hanno mantenuto una precarietà di lunga durata per la quale lo Stato italiano è stato sanzionato dalla UE. Al contempo hanno introdotto visioni differenti dell’ordinamento scolastico che mutavano con il mutare dei governi. Siamo arrivati al punto di far pagare i precari per accedere a corsi di specializzazione non retribuiti o retribuiti in modo irrisorio che avrebbero dovuto abilitarli, naturalmente senza garantire loro una cattedra ma usandoli come tappabuchi e sottopagati nei periodi di formazione.

Abbiamo assistito a un tentativo sempre più coercitivo di collegare a doppio filo il mondo scolastico a quello del lavoro: strumenti come l’alternanza scuola-lavoro hanno contribuito a sdoganare la pratica del lavoro gratuito persino tra i più giovani nel nome di un’incessante bisogno di formazione. Il risultato è una scuola sempre più funzionale alle esigenze del mercato, ma anche sempre più distante dall’essere luogo di crescita personale e sviluppo di autonomia di pensiero e critica. 

Noi non abbiamo nessuna pretesa di proporre una teoria pedagogica o critica complessiva, ma di partire da noi, come ci insegna la pratica femminista per chiederci: quale scuola vogliamo?Non Una di Meno è partecipata da tantissim* studenti che disinteressat* non sono affatto. La domanda che insieme ci poniamo è: a cosa sono/siamo interessat*? Quali saperi e conoscenze produciamo e come potremmo condividerli? Una intera generazione produce e sprigiona in tutto il globo intelligenza comune impegnata a moltiplicare saperi e pratiche per inventare un mondo in cui vivere prevenendo biocidi, femminicidi e ogni altra violenza strutturale che annicchilisce le prospettive di futuro. A scuole aperte, collettivi e studenti ci hanno invitato a prendere parte a decine di assemblee di istituto, autogestite, cogestite, laboratori nelle classi.

“Questa non è una lezione!” dice sempre chi di noi è invitat*, che cosa significa?

Significa che i ragionamenti si costruiscono insieme, che ci sforziamo di non creare gerarchie e che cerchiamo di costruire quel clima protetto e di fiducia in cui tutt* possono contribuire alla riflessione comune. Gli incontri nelle scuole sono da quattro anni a questa parte eterotopie imprescindibili per toccare con mano che…se va a caer! che il patriarcato vacilla.

Non Una di Meno Milano raccoglie tante insegnanti, precarie della conoscenza. Siamo abituate a sfidare i limiti di collegi docenti piegati alle esigenze burocratiche e al funzionamento di routine, di presidenze che “non vogliono problemi” e bloccano il progetto che proponiamo, alla mancanza di fondi che impediscono di andare oltre il minimo indispensabile, a scontrarci con collegh* che si rifiutano di chiamare col nome femminile la studente transgender o con altr* insegnanti nominat* direttamente dal Vaticano o espressione della lobby di Comunione e Liberazione, ma anche a lavorare senza strumenti didattici adeguati, con l’ansia di “finire il programma ad ogni costo”, a prescindere dai bisogni e dagli interessi reali delle classi. Siamo anche aspiranti insegnanti, con la voglia di cominciare, ma siamo anche parte della generazione che riceve solo frustrazioni da un concorso rimandato di mese in mese, dalla “caccia ai crediti”, dall’imposizione dell'”apprendistato” sottopagato. Siamo una rete di persone e realtà con esperienze teoriche e pratiche in campi diversi e abbiamo una ricchezza di conoscenze che non vogliamo tenere “per noi”. Rifiutiamo la logica dei brevetti, del copyright, del merito: vogliamo diffondere saperi senza fondare poteri.

#FuoriClasse nasce così: a partire da noi!In queste lunghe settimane di quarantena le lezioni sono sospese per molt* e le scuole sono chiuse per tutt*. L’insufficienza dell’istituzione scolastica si è palesata in tutta la sua gravità nell’aver abdicato ad ogni pretesa di mantenersi punto fermo di diffusione di corretta informazione e vaglio delle fonti in merito alla stessa ragione della propria chiusura: il Coronavirus e la conseguente emergenza. Le lezioni telematiche e la pioggia compulsiva di compiti nozionistici non fanno che evidenziare la necessità di una importante operazione di critica alla didattica e alla scuola: una critica che parta dalle condizioni di accesso (non tutt* hanno internet a casa o uno spazio adeguato a studiare o il computer…), alla scelta di dare in mano a piattaforme private la diffusione delle lezioni, alle forme dell’insegnamento che in questo modo sono passive per le/gli studenti. Per questo ci auguriamo anche che tutt* a fine anno vengano promoss*, maturandi compresi: la disparità delle condizioni di possibilità per l’apprendimento a casa non possono penalizzare le e i meno “fortunat*”, e la didattica online non è strumento valido contro la dispersione scolastica. 

“Il sapere non è fatto solo per comprendere, ma per prendere posizione attiva”: milioni di persone in tutto il mondo manifestano uscendo dalle classi per il loro Futuro, è ora che la scuola li segua! In queste settimane la scuola è fuori dalle aule, è ora di occupare la didattica!Fuoriclasse rivendica una scuola diversa, una scuola dove esistano ore curricolari di educazione sessuale e educazione ecologica, ma anche una scuola in cui tutte le materie cambino postura e siano declinate in base ai temi del genere e dell’ecologia, perchè la vita dei nostri corpi e del nostro pianeta non può essere confinata negli angusti recinti di “quote verdi o rosa” della conoscenza. Facciamo degli esempi: la Storia dei manuali è scritta dal punto di vista dei “vincitori”, presentato come espressione dei fatti, “così come sono”, della “verità storica”. O ancora, la distinzione netta tra materie umanistiche, regno dell’opinione, e materie scientifiche, dove regnano le certezze, “quaderno blu e quaderno rosso”. Ma a cosa serve, ad esempio, togliere la Biologia dallo spazio della discussione? e al contrario, cosa significherebbe sovvertirne la postura? Cosa significa, per esempio, che ogni materia possa divenire nelle sue specificità utile strumento per le giovani generazioni per ripensare il mondo e agire su di esso? Cosa significa che la filosofia, l’arte o le tecnologie possano essere declinate in base al genere o all’ecologia? Questo è l’esperimento di #FUoriclasse!, un programma di approfondimenti che rappresentano esempi concreti di come la Storia possa essere raccontata per esempio dal punto di vista delle donne e delle relazioni di genere o la biologia da quello dei corpi sessuati. Di come il diritto possa agire di fronte ai cambiamenti climatici o di come le scienze possano concentrarsi sulla transizione ecologica.Non si tratta di negare le specificità delle materie, ma di ricordate che non esistono saperi neutri e che osservarne il posizionamento ci permette di poterli usare come strumenti di liberazione e non come dogmi. Pensiamo, infatti, che l’educazione possa essere una pratica di libertà, di democrazia dal basso o almeno una palestra dove allenarle.  

Le lezioni sono online e questo è il principale ostacolo rispetto alla scuola che vorremmo, una scuola dove i corpi abbiano la stessa importanza dei cervelli, perchè rifiutiamo il dominio della Cultura sulla Natura, del razionale sull’emotivo, della sfera simbolica “verticale” rispetto a quella “orizzontale”, del maschile sul femminile, dell’Uomo sul Pianeta. Purtroppo non possiamo che adeguarci, in tempi di quarantena. Abbiamo però deciso di privilegiare le dirette: invitiamo infatti le/gli studenti all’ascolto a dire la loro, a prendere parola, a fare domande e portare contributi.

Il sapere s’accresce solo se condiviso!

qui trovi tutti gli appuntamenti già fatti, i prossimi sono in diretta, tutti i giorni alle 12, su nostro canale instagram @nonunadimeno.milano

e qui tutti quelli trasmessi da Fridays For Future Milano – ogni giorno alle 15 in diretta sulla loro pagina fb:

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