Non una di meno  in agitazione permanente contro la narrazione tossica nei giornali: l’Huffpost si assicura il primo premio della matrioska antigas.

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Qui di seguito il testo della lettera spedita oggi alla Redazione e all’Ordine dei giornalisti della Lombardia.  Nessun femminicidio rimarrà senza risposta.

Non si sa se sia più pericoloso il maschilismo diretto e brutale che fa dire a Bruno Vespa “se avesse voluto ucciderla l’avrebbe fatto” o il sessismo strisciante delle insinuazioni, quello che si allinea al pensiero dominante, che è appunto patriarcale e adombra tra le righe che c’erano buoni motivi o comunque attenuanti a giustificare il gesto. Che sì, era una donna e non è bene ucciderla, ma forse non era una donna a modo, una “brava donna”, una che “si sposa”, le avevano pure tolto i figli. Che bisogna puntare sulla vita di lei per capire il gesto di lui. 

Preoccupante è poi constatare quanto spesso siano proprio altre donne a consentire questa fuorviante e a tratti apologetica lettura della realtà.

Non sappiamo chi abbia scritto l’articolo dell’HuffPost del 25 u.s. a titolo: “Mi ha deriso. Uccide la fidanzata e si ferisce. Lei aveva ritirato una denuncia contro di lui.” E così ci convinciamo subito dal titolo che deridere gli uomini è pericoloso. Ne va della vita. Che lei “aveva una vita difficile alle spalle, con 2 figli affidati all’ex marito”, mentre i 3 figli di lui affidati alla ex moglie risultano un fatto normale e il suo essere “operaio in una stamperia” lo protegge da vite difficili. Così come passa in secondo piano anche il fatto che l’assassino carichi la ex-moglie, oltre del peso di 3 figli, anche del delitto che sta per commettere, delegando a lei la possibile soluzione anche di questo problema.

La donna uccisa, Charlotte, 26 anni, è anche colpevole di aver ritirato la denuncia. Come Adriana prima di lei, era stata colpevole di non essersi trasferita dalla figlia dopo averlo “promesso” alla polizia. In fondo che ci vuole a mettere una figlia in pericolo dandola in pasto a un padre violento? 

Viene da dire che in questo caso ci pare di cogliere un femminicidio agito con grande determinazione e un suicidio praticato con molta cautela.

E poi “lei non aveva segni” e quindi non subiva violenza. Quanto al “deridere ed avere altre relazioni” ci si domanda come sia possibile mettere nero su bianco in un titolo la derisione come nesso causale principe nel femminicidio, insomma una derisio tremens di preistorica memoria che tutto concede. 

Tutta colpa della “tensione, che si è poi trasformata in un atteggiamento ossessivo verso la ragazza”.

Ma ultima ciliegina sulla torta della violenza istituzionale agita e narrata: “ora i carabinieri stanno cercando di scavare nella vita della ragazza per cercare di capire le dinamiche che hanno portato l’uomo a spezzarle la vita”.

Non basta quindi che Charlotte sia stata uccisa, che abbia cercato di costruirsi una vita qui in Italia, provenendo da un mondo lontano e diverso, che sia stata tartassata da una vita difficile, aggiungiamo anche un’accanita escavazione sul suo passato, per ucciderla di più e ancora.

Scavo inutile, verrebbe da pensare, di fronte a un cadavere e un assassino reo confesso. Niente affatto! Qui non si cercano solo le attenuanti per il colpevole, qui si mandano messaggi trasversali a tutte le donne: che si regolino e sappiano bene cosa si può o non si può fare per rimanere in vita. 

Lo scorso 23 settembre Non una di meno ha avviato una campagna di denuncia della narrazione tossica facendo un mailbombing alle redazioni dei giornali, tra cui la vostra, ed ha avuto un incontro ufficiale con l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia per chiedere di attivarsi formalmente ai fini di una rivisitazione del Testo unico del giornalista in materia di violenza e femminicidi.  

Vi facciamo i nostri più vivi complimenti! Il vostro articolo ha bruciato i tempi del record di narrazione tossica dopo il nostro incontro con l’Ordine e ha vinto la matrioska con maschera antigas.

La narrazione tossica e le sue conseguenze hanno dei responsabili precisi e voi siete tra questi

Non una di meno Milano

Incontro e flash mob di Non una di meno all’Ordine dei giornalisti

Il piano femminista di Non una di meno entra nei santuari dell’informazione.

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La prima tappa di un percorso di agitazione permanente che punta alla nascita di una carta deontologica per fermare la narrazione tossica nei media.

Lo avevamo promesso e lo abbiamo mantenuto: porteremo il nostro piano femminista dentro i santuari dell’informazione. Dopo il mailbombing di denuncia dello scorso lunedì e la richiesta di incontro formale, oggi una parte di noi è stata ricevuta dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia, mentre fuori e in contemporanea con un flash mob denunciavamo, articoli alla mano, il livello ormai inaccettabile di narrazione tossica, simboleggiata da una matrioska col volto coperto da una maschera a gas.

Siamo entrate e abbiamo consegnato alla delegazione presente, formata dal Presidente Umberto Galimberti, dalla Consigliera della Commissione Pari Opportunità Maria Teresa Celotti, dal portavoce presidente Paolo Pozzi, le copie del piano femminista di Non Una di Meno, dentro il quale uno dei nodi centrali è proprio quello della narrazione e la proposta di linee guida al mondo della comunicazione.

Abbiamo approfondito il ruolo strategico dei media nell’alimentare o contrastare la violenza maschile contro le donne* e il modo con cui la narrazione mediatica della violenza informa la percezione collettiva, spesso interagendo anche con i meccanismi giudiziari, come denunciato da donne resistenti alla violenza che sono state ri-vittimizzate, violate e screditate dalle narrazioni mediatiche.

Abbiamo ribadito che la violenza è strutturale e come tale deve essere raccontata, che la violenza non è amore, che la violenza è trasversale, che la violenza non riguarda gli altri e avviene principalmente in famiglia e nelle relazioni di prossimità, che la violenza non è spettacolo e sensazionalismo, che chi subisce violenza di genere non ne è mai responsabile, che non esistono vittime di serie A e di serie B, che gli uomini che agiscono violenza non sono mostri, belve, pazzi, depressi, verso in quali sempre più frequenti sono meccanismi sottesi di deresponsabilizzazione.

Un incontro durato oltre un’ora e mezza, durante il quale abbiamo portato al tavolo una rassegna di articoli dove si fa narrazione tossica dei femminicidi e delle violenze, evidenziato la mancata attuazione di norme internazionali ( la Convenzione di Istanbul in materia di prevenzione e contrasto alla violenza e le raccomandazioni rivolte all’Italia nel 2011 dal Cedaw ), la violazione diffusa di principi deontologici a carattere generale quali il rispetto dei diritti fondamentali delle persone e l’ osservanza delle norme di legge poste a loro salvaguardia.

Ala luce del livello ormai inaccettabile di narrazione tossica, che talora arriva a sconfinare in una vera e propria giustificazione di chi uccide o vilipendio della memoria di chi viene uccisa, abbiamo ribadito che non sia più rinviabile una implementazione delle norme deontologiche a cui devono attenersi le/I giornalisti nell’adempimento del loro delicatissimo lavoro.

Consapevoli del ruolo strategico della Lombardia, sia in termini di numero di iscritti che di elevata concentrazione sul territorio del numero di testate giornalistiche, abbiamo, dunque, chiesto all’Ordine regionale di farsi parte attiva in tal senso: ci è stato garantito che verrà formulata una proposta al Consiglio Nazionale di implementazione e aggiornamento del Testo unico dei doveri del giornalista, anche nel senso della ricezione del Manifesto di Venezia sulla violenza di genere e con ulteriore riserva di analisi del piano femminista di Non una di meno per i possibili innesti.
Ci è stato, inoltre, detto che verrà avviato un iter di modifica e integrazione del Manifesto di Venezia, in relazione al quale Non Una di Meno ha da subito espresso immediato sostegno, evidenziando gli elementi di analisi comune, formalizzati anche in un documento portato al tavolo di oggi.
È inoltre in corso un ragionamento per una presa di posizione pubblica sul tema del linguaggio da sottoporre a discussione e approvazione durante la prossima seduta ottobrina del Consiglio regionale dell’Ordine.

Quella di oggi è stata solo una delle tappe di agitazione permanente, non ci fermeremo fino a quando la narrazione tossica non verrà derubricata a storia passata.

Grazie a tutte, tutti e tuttu del sostegno: insieme siamo state e saremo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce. #nonunadimeno #narrazionetossica

Non Una di Meno Milano incontra l’Ordine dei Giornalisti

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La mobilitazione di questi giorni ha prodotto la prima vittoria di Non una di Meno a Milano! 

Lo scorso lunedì, insieme al super mail bombing alle redazioni, avevamo  chiesto un incontro formale all’Ordine dei Giornalisti per discutere i devastanti impatti della narrazione tossica della violenza e delle violazioni deontologiche quando si scrive di violenze e femminicidi.
Raccontare i femminicidi come raptus, parlare di violenza come di un fatto privato, diffondere immagini di coppie felici è già violenza.
Ieri l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha fissato un incontro con Non Una di Meno per il prossimo 23 Settembre! 
Abbiamo delle proposte concrete a partire dal nostro Piano Femminista e le porteremo avanti con tutta la determinazione dei nostri corpi ribelli  per estirpare il patriarcato che si nutre di narrazione tossica e fa apologia della violenza!
Avanti tutta con la mobilitazione! La narrazione tossica che nutre, alimenta e giustifica la violenza dovrà diventare un brutto e lontano ricordo.
Ci incontriamo lunedì 23 settembre alle h 12.00 davanti alla sede dell’Ordine dei Giornalisti in via Antonio da Recanate 1 (angolo via Vitruvio) a Milano.
Ora e sempre saremo il grido altissimo e feroce per tutte quelle donne* che più non hanno voce.

Non Una di Meno Milano denuncia la narrazione tossica dei mezzi di comunicazione

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La narrazione tossica dei giornali sui femminicidi supera ogni limite e arriva a fare apologia della violenza: la denuncia di Non Una di Meno Milano attraverso le parole e l’analisi del piano femminista contro la violenza.

In seguito ai brutali femminicidi avvenuti nelle ultime settimane, Non Una di Meno Milano prende parola per denunciare la narrazione inaccettabile che gran parte della stampa italiana ha posto in essere sulle pagine dei quotidiani, sul web e in televisione. È ormai evidente la prova che il giornalismo italiano è complice della cultura della violenza sulle donne* perché si ostina a dare giustificazioni a tutti gli uomini che massacrano, stuprano e uccidono. È stata oltrepassata la soglia del consentito: quella a cui assistiamo oggi è una vera e propria apologia della violenza di stampo mediatico.

Non Una di Meno Milano lancia per oggi, 16 Settembre, una campagna di mobilitazione nazionale che consiste in:
-Un mailbombing alle redazioni dei giornali a cui allegare la lettera di denuncia politica della narrazione tossica e dell’apologia della violenza contro le donne attraverso la prospettiva e le parole del Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere di Non Una di Meno;
-Una richiesta di incontro formale all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia per discutere la gravità della deriva in corso e la violazione sistematica dei principi deontologici in materia di violenza e femminicidi. Vogliamo attivare tutti gli strumenti preventivi per contrastare la violenza di genere, a partire da quanto previsto dalla convenzione di Istanbul promulgata nel 2011 e ratificata nel 2013 dall’Italia, dalla mancata attuazione del Manifesto di Venezia e dalle soluzioni prospettate da Non Una di Meno confluite nel Piano Femminista sin dal 2017.

Facciamo appello a tutte le redazioni indipendenti, blogger, libere pensatrici e pensatori, attivist* che fino ad ora ci hanno sostenuto nelle piazze, nelle assemblee, sulle pagine dei loro giornali e sul web a pubblicare questa denuncia e a condividere questa campagna.
Abbiamo appena iniziato!

Riportiamo qui la lettera di denuncia: lettera di denuncia alle redazioni: lettera_denuncia

La richiesta di incontro all’ordine dei giornalisti:Richiesta incontro ordine giornalisti: Richiesta incontro a ordine giornalisti

Il piano femminista: abbiamo_un_piano

Il Manifesto di Venezia: MANIFESTO DI VENEZIA