Wall of dolls. Ovvero, il femminicidio come show.

Show, vestiti, moda-uomo, bambole. Mentre la Rai, servizio pubblico, evidenzia l’importanza della relazione fra donne nei percorsi di uscita dalla violenza, ma ne cancella il senso politico riducendola a fatto privato.

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Si ripete la passerella di Wall of dolls, anche quest’anno. Dopo Roma torna a Milano, dove è nata, in coincidenza con il primo giorno della settimana di Milano Moda Uomo. Un evento in apertura e in parallelo alla fashion week.
Un evento che ci rappresenta come bambole inchiodate a croci colorate o glitterate, quest’anno si sono inventati farfalle e fiori per ricordare i figli delle vittime.
Uno scempio dell’uso delle croci in memoria delle vittime di femminicidio a Ciudad Juárez in Messico.
Una spettacolarizzazione e una deformazione dei femminicidi, della violenza contro le donne che più che portare alla riflessione appare solo un’occasione buona per farsi vedere (e vendere?). Un mix potere-moda-economia con le donne ancora una volta usate. La violenza come fonte di business, puro marketing. Show, vestiti, moda uomo, bambole: un mix letale che vanifica gli sforzi volti ad avviare un percorso serio ed efficace sul tema della violenza. Lustrini, abiti, passerelle, autorità, selfie, Barbie, firme e vip. Il tutto realizzato in un solo giorno, per poi ricacciare nell’oblio la tragedia del femminicidio per il resto dell’anno.

Segnaliamo inoltre come viene trattata la questione al Tg2:
http://www.tg2.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bde7e83d-c357-4648-8144-a8771c5d9e0b.html

Se da una parte, ed in teoria, l’intento del servizio vuole evidenziare l’importanza della relazione fra donne nei percorsi di uscita dalla violenza, di fatto però depaupera e svilisce la scelta compiuta, emarginandola (o relegandola) ad una questione meramente privata, dimenticandosi della pratica politica della relazione tra donne come base essenziale dei Centri antiviolenza. E poi, dal servizio nessun accenno è fatto della misoginia maschile, agìta proprio dagli uomini quale reale movente dei femminicidi.

Vogliamo evidenziare la rimozione (non solo nel servizio) del contesto, delle radici e delle responsabilità della violenza. La violenza resta altresì un fatto privato, negando che sia un fatto politico, pubblico, a cui l’intera comunità (incluse le istituzioni) è chiamata a rispondere e su cui dovrebbe interrogarsi.

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