#JusticiaParaLasNiñasEnGuatemala

NON UNA DI MENO – MILANO ripudia i fatti accaduti l’8 Marzo 2017 presso l’”Hogar Seguro” Virgen de la Asunción a San José Pinula, Guatemala. 44 bambine e adolescenti sono morte in un incendio nel luogo che, teoricamente, avrebbe dovuto garantire loro sicurezza e benessere ed invece le esponeva ripetutamente alla stessa violenza da cui fuggivano.
#JusticiaParaLasNiñasEnGuatemala

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L’8 marzo, mentre milioni di donne scioperavano e scendevano nelle piazze di tutto il mondo per protestare contro ogni forma di violenza di genere, in una giornata di lotta femminista, in Guatemala 40 bambine e adolescenti morivano in un incendio nell’istituto pubblico in cui vivevano.

Erano bambine e adolescenti in gran parte provenienti da famiglie indigenti, alcune indigene di diverse regioni del Paese, con passati fatti di violenze sessuali, aborti forzati, gravidanze frutto di violenze sessuali, tratta e fuga per non finire nelle reti criminali.

Si trovavano nell’Hogar Seguro Virgen de la Asunción, San José Pinula (Guatemala), una casa-rifugio gestita dallo Stato, ovvero un luogo che, teoricamente, avrebbe dovuto garantire loro sicurezza e benessere ed invece le aveva reiteratamente riesposte a quella stessa violenza da cui fuggivano. La struttura, infatti, era sovraffollata e le ospiti esposte a violenze e vessazioni di ogni tipo. Nel passato erano già stati segnalati numerosi episodi di abuso sessuale, stupro, prostituzione, tratta ed altre forme di maltrattamento da parte degli assistenti e del personale. Le denunce presentate negli anni passati ed i tentativi di fuga, tuttavia, a nulla son serviti.

La notte del 7 marzo le ragazze hanno deciso di protestare contro i soprusi e le violenze quotidiane. Circa 85 di loro hanno tentato la fuga, ma la maggior parte è stata presa e riportata alla struttura dove poche ore dopo, la mattina dell’8 marzo, proprio per le proteste che continuavano, è scoppiato un incendio nella sala principale, in cui si trovavano chiuse gran parte delle ospiti. I soccorsi sono arrivati molto in ritardo ed in decine sono morte bruciate vive. Tra le sopravvissute, arrivate con ustioni terribili all’ospedale, si è poi scoperto che nove di loro erano in stato di gravidanza.

Il 12 marzo, a distanza di qualche giorno dal tragico avvenimento, migliaia di donne guatemalteche sono scese nuovamente in piazza per portare la loro indignazione e chiedere che venga fatta piena giustizia. Associazioni e collettivi femministi affermano con forza che la responsabilità di quanto accaduto è statale, delineando il fatto a tutti gli effetti come un “Femminicidio di Stato”. Le proteste si stanno ora estendendo in tutta l’America Latina e non solo, davanti alle ambasciate del Guatemala.

Da Milano, come rete NON UNA DI MENO – MILANO, ripudiamo energicamente i fatti accaduti l’8 Marzo 2017 presso l'”Hogar Seguro” Virgen de la Asunción a San José Pinula, Guatemala, e mandiamo tutta la nostra solidarietà alle famiglie delle bambine e delle adolescenti ancora una volta vittime della violenza istituzionale patriarcale, razzista ed escludente.

Sappiamo che abbiamo davanti un percorso lungo e, a quanto pare, molto difficile, ma sappiamo anche che siamo moltissime, che siamo forti, che siamo determinate e che “se toccano una, toccano tutte.”

#FueElEstado
#JusticiaParaLasNiñasEnGuatemala
#LasNiñasDeGuatemala 
#EstadoFemicida

#NosFaltan44

“PER LA VITA CHE DESIDERIAMO E MERITIAMO Noi, femministe di diverse provenienze e percorsi, siamo stufe che in Guatemala si ricorra alla violenza per sottomettere la popolazione ad un sistema profondamente ingiusto e violento. Abbiamo trascorso troppi anni denunciando fatti atroci in cui persone inermi sono state assassinate con accanimento da parte di uno Stato que mette da parte i bisogni di gran parte della popolazione, ponendosi al servizio di un’élite patriarcale, razzista ed escludente che è rimasta al potere atraverso un sistema politico ormai al collasso.

Il fatale incendio in cui sono morte oltre 35 bambine e adolescenti nell’ “Hogar Seguro” Virgen de la Asunción, rappresenta il culmine della continua accumulazione di violenze che le stesse giovani avevano delineato in varie occasioni precedenti un autentico inferno. Le autorità erano state denunciate come colpevoli di abusi, violenze sessuali, torture ed una serie di aggressioni che oggi hanno portato ad un esito atroce. La denuncia e la ribellione delle bambine e delle ragazze sono state punite con la pena di morte, così come si vogliono punire tutti coloro che si oppongono ad un sistema di disuguaglianze e corruzione.

Noi femministe guatemalteche ripudiamo questo spregevole crimine che qualifichiamo come Femminicidio Istituzionale, in cui funzionari pubblici statali hanno utilizzato la violenza estrema contro bambine e adolescenti verso cui avevano l’obbligo di garantire protezione e condizioni di vita dignitose. Questo crimine, che colpisce la totalità della società generando terrore, non può rimanere impunito.”

Articulación Política LaCuerda – Guatemala, 10 marzo 2017 –
(Estratto e tradotto dal comunicato originale, in spagnolo)

Si può firmare scrivendo a articulacionpolitica@gmail.com

http://www.univision.com/noticias/america-latina/las-razones-para-amotinarse-en-un-centro-de-menores-de-guatemala-donde-murieron-31-ninas

https://nomada.gt/estos-testimonios-apuntan-a-un-crimen-de-estado/

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