LottoMarzo a Milano: la marea non si arresta

Comunicato stampa di Non una di meno Milano, dopo LottoMarzo. 10 mila partecipanti al corteo studentesco e di lavoratrici e lavoratori, 10 mila al corteo serale, 25 azioni organizzate sul territorio. Abbiamo scioperato perché i problemi vengano riconosciuti nella loro complessità e perché il sapere elaborato dal femminismo in più di un secolo di storia venga finalmente riconosciuto e condiviso. Se non avessimo creato disagio, ci avreste ignorate anche questa volta

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10 mila partecipanti al corteo studentesco e di lavoratrici e lavoratori
10 mila al corteo serale
25 azioni organizzate sul territorio, tra cui: Zara, per denunciare l’irreale magrezza dei corpi femminili che compaiono nelle pubblicità; il consolato turco, in solidarietà alle donne curde; il Fatebenefratelli, con un tasso di obiettori così alto da rendere inapplicabile la legge 194/78; il presidio davanti a Palazzo Lombardia, per denunciare l’obiezione di coscienza di struttura; l’Opera Condivisa Mandala Non una di Meno, realizzata da più di 100 artiste per rappresentare la forza creativa delle donne per la liberazione di tutte e tutti; la caserma Montello, in solidarietà alle donne migranti, e da cui è partito uno spezzone di migranti che ha partecipato al corteo serale; il Pirellone, con collegamenti internazionali con altre città del mondo e la pratica “Ana Suromai”, atto di riappropriazione del proprio corpo contro un sistema che abusa del corpo femminile in ogni modo; e infine un corteo serale che ha rinominato le vie percorse intitolandole a tante donne dimenticate dalla storia ufficiale.

Queste le iniziative e l’organizzazione messa in campo da Non Una Di Meno Milano, rete cittadina di associazioni e collettivi.

Per la prima volta dopo decenni di festa commerciale la giornata dell’8 marzo è tornata ad avere un significato e un valore politico.

La mobilitazione è avvenuta in oltre 70 città italiane con un’energia e una passione che ha richiamato le piazze degli anni ‘70. E’ la prima volta in Italia che viene indetto uno sciopero in questa data simbolica ed è la prima volta nel mondo che viene proclamato uno sciopero globale delle donne cui hanno aderito ben 59 paesi.

Una marea colorata di nero e di fuxia è scesa nelle strade per combattere la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, per opporsi a leggi ingiuste o non adeguatamente applicate che fanno violenza ai nostri corpi, e per denunciare il linguaggio sessista che ci tocca ogni giorno. Siamo scese nelle strade in tante: storie e orizzonti diversi, percorsi e corpi differenti. La nostra diversità non è un limite, bensì una ricchezza: per la prima volta dopo tanto tempo si torna a parlare di femminismo e lo si fa dialogando tra generazioni, classi sociali, culture e generi.

È stata criticata la scelta dello sciopero, dall’assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran paternalisticamente definita “irresponsabile” e basata su “una piattaforma risibile”. La piattaforma degli otto punti, che affronta la violenza di genere come problema strutturale della società, è tutt’altro che risibile, e per quanto riguarda la scelta dello strumento, oltre a rispondere ad un appello delle donne argentine, essa nasce dal fatto che l’informazione ha del tutto ignorato la manifestazione del 26 novembre scorso, svoltasi a Roma di sabato e partecipata da 200mila persone provenienti da tutta Italia. Quando la politica non si mette in ascolto di una rivendicazione di piazza, bisogna trovare altre vie.

Per questo abbiamo scioperato: perché i problemi vengano riconosciuti nella loro complessità e perché il sapere elaborato dal femminismo in più di un secolo di storia venga finalmente riconosciuto e condiviso. Se non avessimo creato disagio, ci avreste ignorate anche questa volta. Vogliamo un sistema d’informazione che ci rispetti e che utilizzi un linguaggio appropriato ed inclusivo, non approssimativo, vogliamo un’informazione seria che si documenti adeguatamente su quel che accade, inclusa una conoscenza del contesto e di quel che precede il fatto, soprattutto perché si tratta di un percorso politico. Non Una Di Meno nasce dal basso e accoglie chiunque si senta femminista, antirazzista, antisessista e antifascista.

La marea cresce e diventerà oceano.

Scarica il comunicato stampa completo

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