Pullman da Milano per la manifestazione del 24

Anche quest’anno la rete NON UNA DI MENO organizza una grande manifestazione a Roma contro ogni forma di violenza contro le donne e di genere,
https://nonunadimeno.wordpress.com/

Anche quest’anno abbiamo deciso di partecipare da Milano, di farlo in tant* e insieme.

COME? In Pullman, naturalmente 😉

Continua a leggere “Pullman da Milano per la manifestazione del 24”

Annunci

Di che cosa parliamo quando parliamo di aborto?

intervento di Claudia Mattalucci, antropologa, all’iniziativa

Molto più di 194. Una giornata senza obiezione – Non Una Di Meno. Parco della Guastalla, 26/5/2018

Sono passati quarant’anni dall’approvazione della legge 194. Se confrontiamo le testimonianze delle donne che hanno abortito negli anni ’70, prima dell’approvazione della legge, con quelle delle donne che hanno abortito dopo, ci accorgiamo del grande cambiamento che la legge ha prodotto sulle esperienze delle donne. L’aborto legale e sicuro fa la differenza. Come antropologa culturale, nel corso degli ultimi dieci anni ho raccolto storie di donne che hanno avuto interruzioni volontarie di gravidanza in diversi anni e momenti della loro vita, così come ho letto le molte storie di aborti clandestini raccolte e pubblicate negli anni Settanta.

Continua a leggere “Di che cosa parliamo quando parliamo di aborto?”

Assemblea 17 ottobre

Di ritorno carichissime dall’Assemblea Nazionale di Bologna e dalla potente mobilitazione di sabato 13 a Verona lanciamo la nostra prossima assemblea milanese.
Ci incontriamo mercoledì 17 ottobre alle 20:00 alla Casa delle donne di Milano in Via Marsala 8.

Un’assemblea per tirare le fila dopo l’incontro nazionale e programmare nuove proposte e iniziative, per un autunno di gioiosa resistenza.

Odg:
1) Restituzione assemblea nazionale
2) Agitazione permanente: dal 10 al 24 novembre verso lo sciopero dell’8 marzo
3) Iniziative di autofinanziamento

 

Leggi il report dell’Assemblea Nazionale: https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/10/08/report-dellassemblea-nazionale-6-7-ottobre-2018-a-bologna/

Tutt* a Verona! #moltopiudi194

Il 13 ottobre anche Non Una Di Meno Milano sarà in piazza a Verona per l’aborto libero, sicuro e gratuito.

Il 13 ottobre anche Non Una Di Meno Milano  sarà in piazza a Verona per l’aborto libero, sicuro e gratuito e contro chi vorrebbe cancellare la legge 194 (vedi anche comunicato sul blog nazionale di Non Una Di Meno).

Si parte e si torna insieme! (vedi anche evento Facebook)

Ci incontriamo alle 13.00 nell’atrio della Stazione Centrale, di fronte alle scale mobili, per prendere il treno delle 13.25.
Ritorno da Verona con il treno delle 18.45.

Sabato 13 ottobre saremo in piazza a Verona per ribadire che l’aborto è un diritto e che vogliamo #moltopiùdi194. Se l’amministrazione comunale veronese, infatti, ha approvato una mozione che proclama Verona “città a favore della vita” e che finanzia progetti e associazioni cattoliche per la cosiddetta “adozione del feto” e se ha in programma di promuovere la sepoltura dei feti senza il consenso della donna coinvolta, noi non solo saremo in piazza a difendere la nostra autodeterminazione, ma rilanciamo!

Continua a leggere “Tutt* a Verona! #moltopiudi194”

NUDM Milano in Sostegno di MACAO Sotto Sgombero

Venerdì 5 ottobre si è svolto a Piazza della Scala, Milano, il presidio “Il Futuro è Morto! Lunga Vita al Futuro!” organizzato da* compagn* di MACAO, per reagire allo sgombero minacciato dal piano di privatizzazione comunale degli spazi sociali e liberati della città. NUDM Milano ha partecipato con un intervento in cui volgiamo lo sguardo al presente (al nostro presente!) dal futuro, e diamo una prospettiva alle nostre lotte contro gli attacchi che si stanno susseguendo ai diritti e alla libertà di autodeterminazione di tutt*.

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento:

Macao_futuro_scalaNUDM

“Nella nostra storia, come saprete, ci fu un secondo medioevo, che tentò di azzerare decenni di lotte e conquiste. È tanto l’imbarazzo, ampiamente giustificato, riguardo a quel periodo, tanto che molti, negli anni, hanno cercato di rimuovere e dimenticare. Le nostre antenate tramandano storie di donne uccise perché donne, stupri giustificati dall’abbigliamento delle vittime, interruzioni volontarie di gravidanze rifiutate. Fu un periodo buio e poco è rimasto, solo numeri e archeologia informatica su cui si possono leggere ancora, con arcaici sistemi, vecchi articoli.

Le donne venivano uccise soprattutto nell’ambito familiare. Nel lontano 2016 ci furono 149 femminicidi, nella metà dei casi l’omicidio di una donna fu commesso dal convivente e nel 22,% dei casi da parte di un parente.

Questi dati confermarono ciò che era già ampiamente noto: per le donne l’ambito familiare era il meno sicuro. Ma ai sovrani e sovranisti non interessava, tanto che in quegli anni cercarono di sgomberare case-rifugio e luoghi di resistenza come la Casa Internazionale delle donne e Lucha y Siesta di Roma.

Nei reperti informatici si trovano articoli sulle donne uccise in cui si parlava esclusivamente dei loro assassini, di quanto fossero depressi, innamorati o gelosi. Non sappiamo se i dati siano corretti, molti storici sostengono che gli archivi delle infoteche abbiano subito dei danni, visto che le testimonianze fotografiche associate a quegli articoli non sono coerenti o pertinenti, altri storici sostengono fosse una moda del periodo associare foto di baci e abbracci tra vittima e carnefice accanto all’articolo che dichiarava la morte della donna. Viene nominato spesso il “raptus” elemento o divinità patriarcale che ancora molti stanno studiando.

Anche le molestie sessuali sul posto di lavoro erano all’ordine del giorno, si stima che siano state 8 milioni le donne che nel corso della vita hanno subito molestie sessuali durante il secondo medioevo.

Un’altra delle caratteristiche di quegli anni fu il propagarsi della cultura dello stupro, sembra antitetico come termine ma così era e così è passato alla storia. Tra il 2016 e il 2018 pre-rivoluzione furono commessi più di 2000 stupri all’anno.

Nel corso della vita 4 milioni e mezzo di donne furono costrette a compiere atti sessuali, più di 600mila furono vittime di stupro, più di 700mila di tentato stupro.

Gli abusi in famiglia furono sempre presenti, quasi il 40% tra mogli e fidanzate riportò ferite o lesioni. In molti casi a scatenare le aggressioni fu la presenza di una gravidanza indesiderata. A chi conosce la storia di quegli anni può sembrare strano questo dato, infatti il diritto all’aborto fu costantemente ostacolato e la gravidanza celebrata e spesso imposta.

Negli anni 2000 la percentuale degli obiettori fu del 70% in Lombardia. Fecero anche di meglio in Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e Molise dove le percentuali toccarono il 90%. Molti ospedali arrivarono all’obiezione di struttura.

Ci furono movimenti dagli inquietanti nomi, come ProVita e Famiglia e Vita, fu proposto il matrimonio indissolubile, l’abolizione completa dell’aborto e città come Verona si dichiararono “città a favore della vita”.

Gli abusi non furono solo fisici e morali ma anche economici, sappiamo per esempio che le donne per il medesimo lavoro guadagnavano il 23% in meno rispetto agli uomini, che i libri scritti da donne costavano il 45% in meno rispetto a quelli scritti da uomini e che raramente le donne potevano pubblicare articoli sulla prima pagina di un quotidiano.

Le battaglie più subdole si combattevano sui social, nascevano gruppi MRA men’s rights activism, volti a propagandare e conservare questa visione di subordinazione delle donne sostenendo che fossero gli uomini ad essere vittime di una società che li voleva sottomessi, subalterni e demascolinizzati. Si organizzavano nottetempo per lanciare attacchi alle pagine femministe. Cercavano di intimidirle con insulti, minacce, auspici di stupro.

Fu davvero un periodo buio per le donne, omicidi, molestie, stupri, assenza di diritti, violenza economica.

Qualcosa cambiò quando su tutti i muri di tutte le città comparve il messaggio “se toccano una, toccano tutte.” Una rete sovversiva di donne, una rete transfemminista e intersezionale ridiede vita alla resistenza e quello fu l’inizio di quella che ora chiamiamo rivoluzione.”