In Spagna femministe in piazza contro le denunce archiviate delle braccianti molestate

In Spagna oggi e domani sono state indette manifestazioni a sostegno delle quattro braccianti marocchine che hanno denunciato di essere state sfruttate e molestate sessualmente dal loro “padrone” dell’azienda
Doñana 1998 di Almonte, in provincia di Huelva, durante la stagione della raccolta delle fragole e dei frutti rossi. Il giudice del tribunale di
La Palma del Condado, incaricato del caso, ha deciso di archiviare, spiegando che le accuse delle donne sarebbero”ingiustificate”.

Nella zona di Huelva, in Spagna, così come in altre aree del Mediterraneo (Italia e Marocco incluse), sono diffusi gli abusi sessuali sulle lavoratrici dei campi: violenze sul lavoro e ricatti in cambio di un posto per una paga da fame, tra i 600 e gli 800 euro al mese.  

Il Sindicato Andaluz de Trabajadores (SAT) ha condannato la decisione del tribunale di La Palma de Condado definendola “ingiusta perché rende le lavoratrici marocchine vulnerabili. Riguarda le vittime di abusi sessuali e stupri così come le braccianti che vengono in Spagna a lavorare e non hanno una sicurezza legale che garantisca loro di vedere rispettati i diritti umani e lasicurezza sul lavoro. È una vergogna. La giustizia in Spagna è ancora sessista”.

Nel 2018, nella sola zona di Huelva, hanno lavorato 18mila braccianti stagionale di origine marocchina. Oltre a loro ci sono le lavoratrici di origine romena, bulgara, polacca e le autoctone, impiegate soprattutto nell’impacchettamento.

Il governo marocchino ha annunciato che nel 2019 verranno mandate in Spagna 20mila braccianti stagionali, il numero più alto di sempre.

Nei mesi scorsi l’inchiesta multimediale “Rape in the fields” e il libro Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo hanno portato alla luce il fenomeno dello sfruttamento sessuale e lavorativo delle braccianti, con l’avvio di un dibattito pubblico in Marocco e in Spagna.

Tra maggio e giugno 2018 diverse braccianti hanno denunciato i loro datori di lavoro e in centinaia hanno manifestato perle strade di Almonte e Huelva. Ci sono state manifestazioni di supporto in diverse città della Spagna.

Con l’archiviazione di queste denunce, però, gli sforzi fatti fino ad adesso sembrano cadere nel vuoto. Per questo serve una nuova mobilitazione internazionale, una protesta che non sia solo di solidarietà perché questo succede anche nelle nostre campagne anche se si continua a non volerlo fare emergere.  

Ripartiamo da quel #sorellaioticredo per fare sentire alto e forte il nostro grido contro tutte le archiviazioni.


#PatriarcadoYCapitalAlianzaColonial

#JusticiaRacista

#KhtiAnaM3ak

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La vittoria delle ancelle. Milano, ritirata la mozione anti-abortista e approvato l’ordine del giorno contro il DL Salvini

La mozione anti-abortista al Comune di Milano è stata ritirata!

La presenza delle attiviste di Non Una di Meno e del presidio, organizzato in contemporanea alla seduta del consiglio Comunale, ha bloccato la discussione una prima volta e costretto il consigliere Amicone a ritirare la mozione in occasione della seconda seduta, il 26 novembre.

L’iniziativa dei consiglieri di centro-destra riproduceva il copione delle mozioni presentate in altre città, a partire da Verona. Lo scopo: ottenere dal Comune fondi per associazioni di orientamento cattolico integralista cosiddette “pro-life”. Si richiedeva la “piena applicazione della legge 194”, anche con il ricorso a notizie false.

Viviamo in una Regione in cui solo il 65% dei reparti di ostetricia e ginecologia praticano aborti, in cui il 70% dei medici sono obiettori, in cui vengono accreditati consultori e ospedali privati che praticano l’obiezione di struttura, in cui l’aborto farmacologico viene utilizzato solo nell’8% dei casi e con un ricovero di 3 giorni e in cui sono stati introdotti i ticket per le prestazioni dei consultori. I Centri di Aiuto alla Vita sono presenti in tutti gli ospedali e ricevono anche fondi pubblici per continuare a cercare di impedire alle donne di scegliere liberamente.

In Lombardia e a Milano la nostra possibilità di scelta è già fortemente limitata da politiche su cui pesa l’azione di CL e degli integralisti cattolici, che sulla sanità (e non soltanto!) hanno costruito un enorme business, dapprima nominando loro uomini come Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere, primari di reparti importanti o membri di consigli di amministrazione (emblematico il caso dell’occupazione ciellina dell’Ospedale Niguarda di Milano, a cui fanno seguito fra gli altri gli ospedali di Lecco, Mantova, Pavia, Monza, il Besta, l’Istituto dei Tumori, il Policlinico-Mangiagalli di Milano), costruendo poi una gestione truffaldina di strutture sanitarie, pubbliche e private, che permetteva enormi profitti approfittando dei pazienti e dei rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale come dimostra l’inchiesta (2016) del Tribunale di Monza a carico di Lega e CL con conseguente processo, condanne e risarcimenti dovuti.

Con questa mozione, il ciellino Amicone tentava di dirottare ancora una volta i fondi pubblici dedicati alla salute riproduttiva verso i movimento antiabortisti, ovvero loro stessi: una vera e propria rapina!

Anche per questo noi vogliamo #moltopiùdi194.

Vogliamo:

– che il Comune di Milano garantisca la laicità dei servizi socio sanitari che si occupano di gravidanza e nascita

– che la Regione rimuova tutto ciò che impedisce in modo sempre più grave l’accesso all’aborto sicuro, mettendo a rischio la salute e la vita delle donne (obiettori in eccesso, mancanza di organizzazione delle strutture, negazione dell’aborto farmacologico)

Le donne sono in grado decidere, in piena libertà e responsabilità, se e quando dare la vita: “non abbiamo bisogno di tutori, né di redentori!”. Esigiamo reddito, casa, servizi, welfare state, uomini in grado di svolgere il lavoro di cura e orari di lavoro compatibili con la vita.

Se Milano vuole essere una “città per la vita”, inizi a esserlo per le nostre!

Le mozioni fotocopia proposte in molte città d’Italia sono il riflesso di questo governo, sfacciatamente fascista e securitario, apertamente contro le donne e contro i più deboli, il governo del Ddl Pillon e del DL Salvini.

Ma è anche importante per noi ribadire come questo governo agisca in continuità con i governi precedenti targati PD, durante i quali il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale è stato oggetto di continui saccheggi. Nel periodo 2013-2017, mentre si attuavano tagli sempre più consistenti al SSN, la spesa sanitaria privata è aumentata del 9,6% in termini reali, molto più dei consumi complessivi (+5,3%), con un aumento delle spese che pesa di più sui budget delle famiglie più deboli.

Lo stesso si può dire del nuovo Decreto Sicurezza, del tutto coerente con i decreti di Minniti e Orlando su decoro e migranti, che istituzionalizzano l’apartheid governativo,  criminalizzano le lotte, il dissenso, l’autogestione e allargano l’uso del Daspo urbano, dichiarando guerra ad antagonismi e individui che disturbano il decoro urbano: transessuali, clochard, venditori ambulanti.

Si vogliono neutralizzare le opposizioni sociali per alimentare lo scontro tra classi sociali impoverite, uno scontro prepolitico dove a vincere è il caos delle coscienze e il naufragio dei diritti e delle libertà. Riteniamo che nessun luogo delle donne possa sentirsi al riparo dal tentativo di manipolazione della realtà, perché è sui nostri corpi, contro i nostri spazi e a discapito delle nostre storie che si costruisce la narrazione tossica e pesticida del presente dove l’antirazzismo è degradato a buonismo e si vuole far scadere l’antifascismo in feticcio storico.

Nel difendere le nostre esperienze difendiamo il diritto al dissenso e al mutualismo sociale. Siamo consapevoli degli intrecci inestricabili tra razzismo e sessismo, tra patriarcato e omotransfobia e lavoriamo ogni giorno mettendo in discussione l’oppressione dei confini così come quella del genere.

Lottiamo e lotteremo sempre, con la consapevolezza che il nesso tra il patriarcato del Ddl Pillon e il razzismo del Decreto Salvini e la loro visione della società dovranno essere contrastati con forza come tasselli di una medesima violenza sistematica.

Saremo ovunque ci sarà da disubbidire alla disumanità fatta sistema, alzare la testa, difendere una sorella meno fortunata, sostenere un ordine del giorno che si faccia granello di sabbia nell’ingranaggio.

A Milano, come altrove, non una lotta di meno.

 

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Il Consiglio Comunale ha approvato, nella seduta di lunedì 26 novembre, un ordine del giorno con cui chiede la sospensione degli effetti del Decreto Sicurezza, con 25 voti a favore e 8 contrari. Palazzo Marino ”chiede al ministro dell’Interno ed al Governo di sospendere gli effetti dell’applicazione del Decreto Legge Sicurezza e ad aprire un confronto con Milano e le città italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori”.

In tutta Italia si stanno organizzando iniziative per contrastarlo ma il Governo procede spedito verso la conversione, ignorando le voci dissenzienti del mondo dei movimenti, sindacale, accademico e giuridico.

Appena pochi giorni dopo la pubblicazione del Decreto Sicurezza in Gazzetta Ufficiale, nella nostra Assemblea plenaria del 7 e 8 ottobre a Bologna, ribadivamo che Non Una Di Meno è un movimento globale che rifiuta la logica per cui la libertà di qualcuno si può conquistare al prezzo dell’oppressione di qualcun altro.

Di fronte ad un uso sistematico delle gerarchie, che dichiara come la lotta contro la violenza sulle donne giustifichi il razzismo o che sostiene che alcuni possono godere di un po’ di benessere solo se altri sono esclusi, noi siamo nelle piazze e nei territori a prendere parola.

Abbiamo preso parola e rifiutato le teorie del decoro, elemento di controllo sociale, dispositivo che assomiglia a una forma di patriarcato delle carte bollate dove non c’è spazio per le e i poveri, figuriamoci per le donne e tutte le soggettività libere e ribelli. Abbiamo detto no a qualunque forma di strumentalizzazione dei nostri corpi, usati per fomentare l’odio razziale e le derive securitarie che legittimano la militarizzazione nelle città. Abbiamo rivendicato un permesso di soggiorno europeo senza condizioni, slegato dal reddito, dal lavoro e dal matrimonio, perché sappiamo che la libertà di movimento è la condizione per rifiutare e lottare contro il patriarcato e contro la violenza, compresa quella economica, e quindi non accettiamo che siano maschi, padroni e Tribunali a stabilire quali siano i casi “speciali” che meritano la concessione di un permesso di soggiorno.

Pensiamo che uno degli obiettivi della fabbrica permanente della paura sia arrivare all’isolamento, a non uscire di casa. Quella stessa casa che è la vera tana del lupo, visto che il tema della violenza domestica continua a essere invisibile come fattore di carattere strutturale.

La narrazione della violenza di genere è utile affinché il corpo della donna possa essere usato per imporre più “sicurezza” e far sì che siano le stesse cittadine e gli stessi cittadini a voler chiudere le frontiere, chiedere più militari, più telecamere, più controllo sociale. Così si devia l’attenzione dai problemi che veramente travolgono le nostre esistenze per costruire un popolo spaventato e governabile. La dignità si conferisce per decreto e si revoca per urgenza. Noi tutto questo lo rifiutiamo e oggi ci schieriamo apertamente contro il Decreto Sicurezza, che istituzionalizza la torsione autoritaria del Potere: si rinuncia allo Stato di diritto prendendo spunto dall’anello più debole, i/le migranti, per poi passare a tutta la società e criminalizzare le lotte, andando a colpire chi dissente o semplicemente solidarizza.

Il Razzismo è Un Pacco Da Rispedire al Mittente! Flash Mob alle Poste di Corso di Porta Ticinese

Il 22 novembre abbiamo “consegnato un pacco” al direttore dell’ufficio postale di Corso di Porta Ticinese, Giuseppe De Luca, che non aveva permesso l’ingresso ad una signora italiana di origine somala che indossava un foulard. Il caso, sollevato da L’Espresso, ha ancora una volta evidenziato la presenza endemica di episodi razzisti che coinvolgono donne migranti alle prese con le proprie attività quotidiane.

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Milano, consiglio comunale 22 novembre rassegna stampa

Milano, consiglio comunale del 22 novembre 2018. Rassegna stampa. 

I fatti. Le attiviste di Non una di meno sono in aula per presenziare alla discussione della cosiddetta mozione Amicone, avente in oggetto “le iniziative per sostenere Milano città per la vita”, di contenuto antiabortista, vestite come le protagoniste della serie televisiva americana “The Handmaid’s Tale”, in cui le donne fertili, ribattezzate “Ancelle”, vivono in condizione di schiavitù e sono costrette a riprodursi contro la loro volontà.

Alla loro vista, il consigliere Amicone ed altri del centrodestra iniziano ad agitarsi e ad urlare, chiamandole “fondamentaliste”. Nonostante il regolamento non preveda un codice di abbigliamento e non vieti di partecipare alle sedute con indosso copricapi bianchi e mantelli rossi, le attiviste sono state minacciate dalle guardie di ricevere una denuncia. Finisce che i consiglieri di centrodestra chiedono di sospendere la seduta.

Va specificato che “bagarre” e insulti sono stati diretti dai consiglieri del centro-destra contro le attiviste e non il contrario.

Comunicato stampa dell’evento

Rassegna stampa

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/22/news/mozione_anti_aborto_milano_consiglio_comunale_protesta-212332398/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/23/milano-le-ancelle-di-non-una-di-meno-contro-la-mozione-anti-aborto-protesta-in-consiglio-comunale-no-al-medioevo/4785767/

http://pod.radiopopolare.it/metroregione_22_11_2018_19_49.mp3

https://www.rainews.it/tgr/lombardia/notiziari/video/2018/11/ContentItem-03cbd944-aa1b-4421-adb8-b07dcbc4b654.html

https://gayburg.blogspot.com/2018/11/milano-rimandata-la-mozione-amicone-per.html?m=1

http://www.affaritaliani.it/milano/palazzo-marino-non-una-di-meno-protesta-contro-la-mozione-pro-life-573684.html

https://www.letteradonna.it/it/articoli/fatti/2018/11/22/protesta-milano-mozione-anti-aborto/27171/

http://www.milanotoday.it/cultura/presidio-contro-anti-abortisti.html

https://tg24.sky.it/milano/2018/11/22/Aborto-protesta-milano-consiglio-comunale.html

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/aborto-ancelle-1.4308321

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_novembre_22/protesta-comune-ce289282-ee7f-11e8-862e-eefe03127c3f.shtml

https://www.ilmessaggero.it/video/politica/milano_protesta_mozione_anti_aborto-4125291.html

 

TgR Lombardia distorce la notizia delle Ancelle in aula

“Bagarre” e insulti sono stati diretti dai consiglieri del centro-destra contro le attiviste di Non Una Di Meno, ma il TgR Lombardia non se ne è accorto.

Milano, consiglio comunale del 22 novembre: il TgR Lombardia distorce la notizia delle Ancelle in aula.

“Bagarre” e insulti sono stati diretti dai consiglieri del centro-destra contro le attiviste di Non Una Di Meno, ma il TgR Lombardia non se ne è accorto.

Pessimo il servizio della tv pubblica sui fatti accaduti ieri in consiglio comunale, dove era all’ordine del giorno la cosiddetta mozione Amicone, avente per oggetto “Le iniziative per sostenere Milano città per la vita”, di contenuto antiabortista.

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